Fibrillazione atriale, 700mila gli italiani colpiti. Anticoagulanti orali sicuri anche nei casi più complessi

Il prof. Pasquale Perrone Filardi, Università Federico II di Napoli: “Con Apixaban siamo in grado di ridurre il rischio di ictus. La molecola induce minori sanguinamenti rispetto ad altri trattamenti farmacologici orali”

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Roma, 21 marzo 2019 – Cresce nel nostro Paese la diffusione della fibrillazione atriale, il più comune disturbo del ritmo cardiaco. Negli ultimi 20 anni, in Italia, si è registrato un aumento del 66% delle ospedalizzazioni determinate dalla patologia. E, come nel resto d’Europa, il numero di nuovi casi è destinato a crescere di pari passo con l’invecchiamento generale della popolazione.

Solo nel nostro Paese, la malattia colpisce tra i 700mila e gli 800mila italiani e determina non solo gravi problemi di salute, ma anche spese sociali rilevanti per l’intera collettività. Si calcola che il costo annuo per ogni singolo paziente è di oltre 3.000 euro.

Ma novità importanti si registrano per quanto riguarda il trattamento della malattia, anche nei casi più difficili. All’ultimo congresso dell’American College of Cardiology (ACC) è stato presentato lo studio internazionale AUGUSTUS, contemporaneamente pubblicato anche sulla rivista New England Journal of Medicine.

Condotto su 4.614 persone, ha valutato i regimi antitrombotici in pazienti con fibrillazione atriale non valvolare e recente diagnosi di sindrome coronarica acuta (SCA) e/o sottoposti a intervento di angioplastica coronarica (PCI).

“Si tratta di malati spesso difficili da curare perché ad alto rischio sia trombotico che emorragico – afferma il prof. Pasquale Perrone Filardi, Direttore della Scuola di Specializzazione in malattie cardiovascolari dell’Università Federico II di Napoli – Dal nuovo studio è emerso che la percentuale di pazienti con sanguinamento maggiore o non maggiore clinicamente rilevante a sei mesi era significativamente inferiore in quelli trattati con Apixaban, rispetto a quelli trattati con antagonista della vitamina K”.

I risultati della ricerca sono presentati oggi, per la prima volta nel nostro Paese, durante un incontro di approfondimento tra specialisti e giornalisti. L’evento è stato organizzato per illustrare le ultime novità emerse dalla ricerca medico-scientifica.

“Oggi gli specialisti possono prescrivere terapie estremamente efficaci e con controindicazioni più contenute rispetto al passato – aggiunge il prof. Filippo Crea, Direttore Dipartimento di Scienze Cardiovascolari, Policlinico Agostino Gemelli – Università Cattolica del Sacro Cuore – Gli anticoagulanti orali hanno migliorato la qualità di vita dei pazienti. Sono in grado di ridurre il rischio di ictus e causano sanguinamenti minori rispetto a quelli indotti dalle altre cure farmacologiche. Apixaban è un inibitore selettivo del fattore Xa, una proteina chiave della coagulazione del sangue. Riesce a diminuire la produzione di trombina e così anche la formazione di coaguli”.

La fibrillazione atriale raddoppia il rischio di morte e aumenta di ben cinque volte la probabilità d’insorgenza di ictus. “È una delle patologie cardio-cerebrovascolari più diffuse nei Paesi occidentali – sottolinea il prof. Giuseppe Musumeci, Direttore della Cardiologia dell’Azienda ospedaliera S. Croce e Carle di Cuneo – In Italia i nuovi casi di ictus l’anno sono stati 200.000, un terzo di quelli registrati negli over 80 è riconducibile alla fibrillazione atriale. Particolarmente alto è il numero delle recidive che rappresenta infatti un quinto delle diagnosi. È quindi fondamentale per pazienti e specialisti avere a disposizione terapie in grado di prevenire una patologia così pericolosa”.

“La fibrillazione atriale, a volte, può rivelarsi difficile da diagnosticare – conclude il prof. Pasquale Caldarola, Direttore della Cardiologia dell’Ospedale San Paolo di Bari – Quando il battito cardiaco è irregolare, o accelerato, non sempre i sintomi sono evidenti. È importante quindi svolgere controlli periodici tra tutte le persone considerate a rischio. Esistono esami che ci permettono di ottenere un monitoraggio preciso dell’attività cardiaca e quindi anche diagnosi dettagliate sulla patologia e la sua evoluzione”.

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