Fake news sulla salute della pelle, ADOI: “La comunicazione online non può essere lasciata agli algoritmi”
Roma, 10 agosto 2026 – In una fase storica in cui la disinformazione sanitaria viaggia a ritmo azzerato sui canali digitali e le fake news condizionano sempre più le scelte dei cittadini sulla cura e sulla prevenzione della pelle, l’ADOI – Associazione Dermatologi Venereologi Ospedalieri Italiani e della Sanità Pubblica interviene con decisione per ridefinire i confini della divulgazione medico-scientifica sul web.
Per contribuire ad affrontare il fenomeno in modo concreto e con il dovuto rigore scientifico, l’ADOI ha promosso e sostenuto in maniera strutturale una delle più ampie indagini condotte a livello internazionale su questo tema. Nato da una precisa intuizione e dall’iniziativa del dott. Fortunato Cassalia, il lavoro di ricerca – i cui risultati sono stati pubblicati sulla prestigiosa rivista scientifica Dermatology Practical & Conceptual (DPC) – ha visto il coinvolgimento di un gruppo di lavoro multidisciplinare che ha analizzato un campione rappresentativo di oltre 200 professionisti italiani, tra dermatologi strutturati, medici specializzandi, infermieri e studenti di medicina.
I dati dell’indagine: tra opportunità e vuoto formativo
L’obiettivo centrale dello studio non si è limitato a scattare una fotografia dell’esistente, ma ha inteso tracciare la rotta per la comunicazione sanitaria del futuro. Dall’analisi dei dati emergono evidenze decisive:
- Utilizzo professionale diffuso: Il 49,8% del campione utilizza regolarmente i canali digitali per scopi professionali, confermando come i social media siano ormai un presidio quotidiano di contatto con il pubblico.
- Profondo divario generazionale: L’indagine evidenzia una netta spaccatura tra specialisti più giovani e dinamici, inseriti con disinvoltura su piattaforme come Instagram e TikTok, e colleghi con maggiore esperienza clinica ma distanti dalle logiche della comunicazione digitale.
- L’allarme formazione: Solo l’11,4% dei professionisti sanitari ha ricevuto una formazione specifica e formale sulla comunicazione sanitaria tramite social media.
- La richiesta di regole e garanzie: Oltre il 75% degli intervistati chiede a gran voce l’adozione immediata di raccomandazioni ufficiali e linee guida etiche per tutelarsi dai rischi medico-legali e per imparare a tradurre le evidenze scientifiche in un linguaggio accessibile ma privo di distorsioni.
“I social media rappresentano oggi uno straordinario strumento di prevenzione e divulgazione scientifica, ma possono diventarlo appieno soltanto se guidati da competenze adeguate e da un quadro di riferimento etico e condiviso”, dichiara il prof. Davide Melandri, Presidente ADOI.
“Come emerge chiaramente dallo straordinario lavoro condotto su iniziativa del dott. Fortunato Cassalia, che ADOI ha fortemente sostenuto fin dal primo momento, la comunicazione sanitaria online non può più essere lasciata all’improvvisazione o agli algoritmi delle fake news. Il messaggio chiave che emerge da questo studio è che la classe medica e le società scientifiche devono assumere un ruolo attivo e di leadership. ADOI si farà parte diligente nel promuovere un confronto concreto con le istituzioni nazionali ed europee per definire standard etici, percorsi formativi dedicati e linee guida ufficiali a tutela della credibilità della professione e della salute pubblica”, conclude il prof. Melandri.




