Donne in corsia: pari opportunità o discriminazione? Al via la nuova indagine Anaao Assomed

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dottoresseRoma, 22 giugno 2016 – Il sorpasso delle donne in camice bianco è questione di poco e l’attuale demografia del Servizio Sanitario Nazionale parla chiaro: il futuro della sanità sarà sempre più rosa ed è giunto il momento che anche i tempi e l’organizzazione del lavoro si adeguino alla loro presenza.

Ma, in attesa che le leggi e i contratti tengano conto dei numeri, cosa accade davvero nei luoghi di lavoro? È possibile per una donna medico conciliare i tempi di lavoro con i tempi di vita? Quanto pesa la gestione dei figli, e ancor prima la gravidanza, nel percorso professionale? E ancora, discriminazione e mobbing sono sempre fenomeni di genere?

La nuova indagine dell’Anaao Assomed vuole tracciare un identikit dei problemi e delle difficoltà che le donne medico incontrano per raggiungere l’equilibrio casa-lavoro, i miglioramenti organizzativi da cui il loro lavoro trarrebbe giovamento, anche indirettamente, sul fronte qualitativo, e analizzare se esista ancora una discriminazione legata al genere nella vita quotidiana in corsia.

Nonostante il Jobs Act abbia portato positive novità nelle modalità di utilizzo dei congedi parentali, la cronica carenza di personale e le numerose forme di contratto atipico, prive di tutele per il lavoratore, non necessariamente permettono ai medici di conciliare i tempi lavorativi con i tempi familiari.

Anaao Assomed ha già indagato le criticità legate all’essere donna e medico. Il campo di azione ora si amplia alla ricerca di dati significativi attraverso una nuova Survey rivolta anche alla valutazione del coinvolgimento dei medici uomini perché, soprattutto nelle nuove generazioni, non vi è netta distinzione di ruoli all’interno di una famiglia e sempre più frequente è la divisione paritaria dei compiti legati alla genitorialità o alla cura degli anziani.

In attesa dei risultati, rimane indiscusso l’impegno dell’Anaao Assomed affinché un medico, donna o uomo che sia, possa prendersi cura non solo dei suoi pazienti, ma anche dei propri cari.

fonte: ufficio stampa

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