Dai tumori cerebrali alle sindromi psichiatriche. Fasci ultrasonori, l’innovazione per ‘bombardare’ il cervello

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Una nuova apparecchiatura è in grado di “bombardare” alcune parti del cervello non più con radiazioni ionizzanti invasive ma con gli ultrasuoni che vengono utilizzati per trattare colecisti o calcoli renali. Ne abbiamo parlato con Domenico Iacopino, docente di neurochirurgia al Dipartimento di Biomedicina sperimentale e neuroscienze cliniche dell’Università di Palermo Paolo Giaccone

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Prof. Domenico Iacopino

Roma, 5 novembre 2016

Professore, può illustrarci quest’ innovazione che riguarda un’apparecchiatura in grado di “bombardare” alcune parti del cervello non più con radiazioni ionizzanti invasive ma con gli ultrasuoni che vengono utilizzati per trattare colecisti o calcoli renali?
È un’innovazione a tutti gli effetti, anche se già 60 anni fa Leksell ed altri neurochirurghi avevano pensato agli ultrasuoni per creare delle lesioni cerebrali in maniera non invasiva. All’epoca la tecnologia disponibile non lo permetteva e quindi si ripiegò sulle radiazioni ionizzanti da cui derivò la gamma knife.

Adesso gli avanzamenti tecnologici hanno permesso di riprendere quella vecchia idea e da qualche anno abbiamo a disposizione questa apparecchiatura che consiste nel potere focalizzare in maniera precisa e con metodica stereotassica, multipli fasci ultrasonori in punti precisi del parenchima cerebrale. Ciò determina incremento di temperatura in bersagli predeterminati, oltre all’effetto fisico della cavitazione, l’esito è la creazione di lesioni che possiamo modellare con precisione sub millimetrica. I vantaggi consistono nella non invasività e nel monitoraggio in tempo reale sia della morfologia della lesione che si va creando, che della visualizzazione grafica che rappresenta l’incremento focale della temperatura nelle diverse aree cerebrali.

Infine l’ultima peculiarità di questa apparecchiatura consiste nel fatto che utilizza un apparecchio RM standard da 1,5 tesla, a differenza delle altre 30 apparecchiature nei diversi siti mondiali che necessitano di apparecchi RM da 3 tesla. Pertanto la nostra peculiare esperienza, confermando l’efficacia e l’affidabilità dei risultati ottenuti, paragonabili a quelli ottenuti da apparecchiature a 3 tesla. Permetterà una maggiore diffusione della tecnica, visto il capillare utilizzo di apparecchi RM da 1,5 tesla.

cervello-testaQuali patologie ne traggono maggiore vantaggio? Quali evidenze scientifiche ci sono a tal proposito?
Al momento in Italia abbiamo la certificazione CE, per trattare le seguenti patologie: il tremore, sia quello essenziale che parkinsoniano, ed il dolore centrale. I bersagli che possiamo colpire sono il talamo, il pallido e il nucleo subtalamico. Per le sopra citate indicazioni la tecnica ha ricevuto, nello scorso mese di luglio, anche l’approvazione della food and drugadministration (FDA) statunitense. Per tutti gli altri trattamenti è necessario chiedere il permesso del comitato etico. Infine, recentemente è stato pubblicato sul New england journal of medicine un importante lavoro multicentrico che conferma la validità dell’utilizzo degli ultrasuoni focalizzati nel trattamento del tremore essenziale.

Quali prospettive ci sono per altre patologie che potrebbero essere trattate con la medesima apparecchiatura?
Potenzialità enormi ed estremamente affascinanti, oltre ai disturbi del movimento e al dolore neuropatico di cui abbiamo già parlato. Ne cito solamente alcuni documentati dagli studi sperimentali attualmente in corso a livello mondiale, a cui partecipiamo anche noi: Tumori cerebrali compresa la possibilità di permeabilizzare la barriera emato-encefalica per permettere ai chemioterapici sistemici di raggiungere i siti intracerebrali; Sindromi psichiatriche come la depressione e l’ansia; L’epilessia, la sclerosi a placche, trombolisi ed emorragia cerebrale, l’idrocefalo.

fonte: ufficio stampa

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