Corruzione in sanità: Anaao Assomed contesta un post del Ministro Grillo

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On. Giulia Grillo

Roma, 6 luglio 2018 – Collegare un camice bianco alla corruzione in sanità è inaccettabile e profondamente ingiusto. Lo ha fatto il Ministro Grillo, forse in modo non pienamente consapevole, rilanciando un post del Blog delle Stelle che illustra un disegno di legge del M5S (Sunshine act) che vuole promuovere una maggiore trasparenza nelle relazioni finanziarie che intercorrono tra le aziende del settore e gli operatori della salute. Come scenografia del post è stata utilizzata una immagine di un medico che prende una tangente.

Nessuno nega comportamenti opportunistici e truffaldini in singoli casi, ma i fenomeni corruttivi, peraltro limitati rispetto ad alcune cifre fatte circolare improvvidamente, albergano soprattutto nel capitolo degli acquisti di beni e servizi, nel settore degli appalti pubblici e delle forniture.

Il Presidente dell’Anac Cantone ha avuto modo di dire in proposito: “Diffido e contesto ogni valore scientifico sui numeri della corruzione in sanità: non ci sono cifre e rapporti chiari, non ci sono dati affidabili e credibili. Quando si legge di decine di miliardi volatilizzati in corruzione dobbiamo sapere che anche queste news sono bufale e leggende metropolitane. Allarmismi che non contribuiscono a concentrarsi davvero sul problema”.

Chiamare in causa i Medici con il sofisticato gioco delle immagini utilizzate nel post è anche peggio per i riflessi negativi che può suscitare nella categoria. Proprio in questi mesi estivi, allorquando i paurosi deficit di personale prodotti da anni di definanziamento del SSN e di blocco del turn over si manifestano con tutta la loro forza distruttiva nei confronti dei servizi che vengono erogati ai cittadini, i Medici sono impegnati a garantire un minimo di attività per mantenere aperte le porte della “fabbrica della salute” che non chiude mai.

Lo fanno rinunciando ai riposi giornalieri, sobbarcandosi notti su notti tra guardie e reperibilità, rinunciando ai weekend liberi con la famiglia, svolgendo una mole di orario di lavoro che va ben oltre i limiti previsti dalla normativa vigente. Questi operatori non meritano aggressioni, fisiche o mediatiche esse siano.

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