Coronavirus: centinaia di specialisti lavorano a ricerca e sperimentazione, ma il cammino è ancora lungo

Dott. Marcello Tavio, presidente SIMIT: “Non esiste nessuna molecola registrata per il trattamento di infezioni da Covid-19 e i dati disponibili in letteratura sono pochi, il Vademecum della SIMIT rappresenta un prezioso strumento di supporto per i nuovi protocolli terapeutici per trattamenti che prevedono l’uso di vecchi e nuovi farmaci”

Milano, 20 marzo 2020 – L’emergenza da COVID-19 ha stravolto la vita di tutto il Paese e ha portato medici e infermieri, oltre ad altre categorie, in prima linea nel combattere il virus. Tra gli operatori sanitari, gli infettivologi sono stati tra i primi a ritrovarsi impegnati in questa difficile lotta. La SIMIT ha affrontato la situazione sin dal primo momento e in queste settimane ha intrapreso molteplici iniziative per supportare la popolazione, anche oltre alla spontanea attività clinica.

La comunicazione ai cittadini si è fatta ancora più capillare, con tutti i componenti della Società che hanno risposto alle domande dei media, a partire dal Presidente Marcello Tavio, dal Past President Massimo Galli, dal Direttore Scientifico Massimo Andreoni e dal Vicepresidente Claudio Mastroianni, affiancati da tutti le decine di specialisti presenti sul territorio che hanno fatto arrivare la propria voce alle testate locali e nazionali.

Il Vademecum SIMIT e le prime ricerche sui farmaci
In queste settimane sono state rapidamente avviate molteplici iniziative. La sezione della Regione Lombardia, l’area più colpita, lo scorso 13 marzo ha pubblicato il Vademecum SIMIT, frutto del lavoro del “Gruppo collaborativo – Terapia Covid-19 Lombardia”, costituito da 46 specialisti provenienti dai principali ospedali lombardi, in particolari gli Spedali Civili della città “focolaio” Brescia.

Il vademecum si occupa di definire le caratteristiche principali del Covid-19, su cui esistono ancora troppi dubbi nella popolazione generale, ma soprattutto predispone strumenti di supporto ai clinici per le decisioni terapeutiche, sulla base dei pochi dati disponibili in letteratura.

Dott. Marcello Tavio

Il Vademecum, insieme agli altri strumenti di lavoro in uso presso il Papa Giovanni XXIII di Bergamo, sarà di grande supporto per infettivologi e altro personale medico degli Ospedali italiani. Il vademecum è anche un primo passo per analizzare il tema delle cure. Non esiste infatti nessuna molecola registrata per il trattamento di infezioni da Covid-19. Esistono tuttavia delle sperimentazioni in corso sull’utilizzo di alcuni antivirali che hanno mostrato efficacia su Covid-19.

“Poiché, ad oggi – dichiara il Presidente SIMIT Marcello Tavio – non esiste nessuna molecola registrata per il trattamento di infezioni da Covid-19 e i dati disponibili in letteratura sono pochi, il Vademecum della SIMIT rappresenta un prezioso strumento di supporto per quanto riguarda nuovi protocolli terapeutici per trattamenti che prevedono l’uso di vecchi e nuovi farmaci”.

Il perdurare dell’emergenza
Fare previsioni sui prossimi sviluppi sarebbe sicuramente azzardato. Molto probabilmente, però, l’epidemia è destinata a non esaurirsi in tempi brevi, come dimostrano anche le dichiarazioni del Presidente del Consiglio Giuseppe Conte, il quale ha affermato che sarà inevitabile un prolungamento del blocco totale. Gli stessi specialisti affermano che ancora non abbiamo raggiunto il picco; anche quando ci sarà questo primo punto di svolta, la situazione critica non sarà terminata.

“La nostra speranza è che di questo virus ci si possa liberare in non più di 3 mesi dal momento dell’applicazione di determinate regole. Non sarà una cosa breve – sottolineano gli infettivologi SIMIT – Credo che sia giusto dire agli italiani che ne verremo fuori, ma, allo stesso tempo, non illudiamoci, perché non sappiamo dare ora una data”.

La necessità di cooperare per supportare gli sforzi
In questa guerra contro il virus serve il supporto di tutta la società civile. Anzitutto, ciascuno deve dare il suo contributo seguendo le disposizioni varate dal Governo, limitando dunque al massimo gli spostamenti e rimanendo, nei limiti del possibile, nella propria casa.

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