Coronavirus, adolescenti ‘resilienti’. Timori e prudenza crescono in relazione all’aumentare dell’età

In 12 giorni oltre 3.000 risposte, da parte di teenagers e giovani adulti all’indagine online di Laboratorio Adolescenza su come i giovani stanno vivendo l’emergenza coronavirus. Rispetto ai dati già diffusi la scorsa settimana (quando le risposte erano circa 1.500) cresce nettamente non solo l’adesione concettuale alla norme di sicurezza indicate dal Governo e dal Ministero della Sanità, ma anche il rispetto individuale delle norme. Timori e prudenza crescono in relazione all’aumentare dell’età. La paura, dopo un’impennata iniziale, resta stabile, mentre la socialità in rete per le ragazze risulta un ottimo surrogato per mantenere le relazioni con il gruppo amicale, un po’ meno per i maschi che iniziano a soffrire maggiormente la solitudine. “Covid-19” rimane l’argomento principe di conversazione con i genitori, mentre perde terreno nelle chiacchiere con gli amici nelle quali prevale – evidentemente – il desiderio di evasione. Poche le differenze comportamentali in base alla geografia, appaiono comunque più prudenti e preoccupati ragazze e ragazzi del Centro Sud

Milano, 25 marzo 2020 – “Passano i giorni, cresce la consapevolezza e la prudenza, ma senza panico e soprattutto – afferma Maurizio Tucci, Presidente di Laboratorio Adolescenza – i giovani stanno dimostrando di “reggere” l’isolamento forzato molto meglio di quanto ci saremmo potuti immaginare.L’impegno da parte delle scuole nel garantire in qualche modo la prosecuzione dell’attività didattica attraverso le piattaforme online, ma anche una maturità complessiva nell’affrontare l’emergenza ci stanno restituendo l’immagine di un’adolescenza più che confortante. La generazione “nata nell’ovatta” che, come quella dei loro genitori, non aveva mai dovuto affrontare emergenze vere, alla prova dei fatti sta dando un’ottima prova di sé. Questo, ad emergenza finita, dovrà indurre tutti noi a rivedere improvvisati cliché”.

Questi i nuovi dati:

Il timore
Isolando le risposte arrivate tra il 5° e l’8° giorno dall’inizio dell’indagine, il timore aumenta – rispetto ai primi quattro giorni della rilevazione: gli “abbastanza preoccupati” sommati ai “molto preoccupati”passano dal 63,9% al 70,8%, ed il dato rimane pressoché costante anche nei successivi quattro giorni, se ci riferiamo alle risposte arrivate tra l’8° e il 12° giorno di rilevazione (70,6%).

Prof. Carlo Buzzi

“Appare evidente – sottolinea Carlo Buzzi, professore senior di Sociologia all’Università di Trento, Direttore scientifico dell’area ricerca di Laboratorio Adolescenza e membro del Comitato Scientifico di Istituto IARD, che sta curando il lavoro – che dopo il primo comprensibile incremento (che ha coinciso in gran parte con l’entrata in vigore delle restrizioni su tutto il territorio nazionale), anche la nuova situazione viene metabolizzata rientrando in una sorta di normalità’”.

Il timore, comunque, aumenta con l’età del campione (molto preoccupato l’11,9% dei 14-16enni,il 13,3% dei 17-19enni e il 31,5% degli over 19enni) e in base al genere (molto preoccupato il 18,3% delle femmine vs l’8,3% dei maschi). Doppia, inoltre, la preoccupazione dei giovani nel centro sud rispetto ai loro coetanei del centro nord (22,2% vs 11,1%). “Questo dato probabilmente si spiega – commenta Buzzi – per il fatto che mentre al nord l’emergenza si sta già vivendo in pieno, al sud l’incognita sul futuro che li attende genera una paura maggiore”.

Dott. Maurizio Tucci

Le misure di protezione e durata dell’emergenza
Rimane altissimo e in ulteriore crescita il consenso (88%) verso le misure di sicurezza indicate dal Governo e dal Ministero della Sanità; consenso che negli ultimi quattro giorni di rilevazione è arrivato addirittura al 93%.

“Ma il dato più importante – sottolinea Tucci – è che sia aumentato moltissimo il rispetto, da parte dei giovani, di queste norme”. Passa, col trascorrere dei giorni, dal 48,9% al 78,9% la percentuale di chi afferma di seguirle rigorosamente sempre e si annulla di fatto la percentuale di chi le rispetta raramente o mai (dal 3,3% allo 0,4%). In questo caso i più prudenti risultano essere i più giovani (studenti delle scuole medie) e gli over 19. Femmine più prudenti dei maschi.

Circa la durata della emergenza, scendono da 23,4% al 15,8% gli ottimisti che la immaginavano di qualche settimana e passano dal 75,1% all’82,2% coloro che, più realisticamente, pensano che durerà diversi mesi.

L’informazione
Rimane pressoché invariato nel tempo il giudizio sull’informazione veicolata dai media. Circa quella fornita da giornali e TV sul Coronavirus, il 44,6% (era il 43%) la considera corretta e adeguata, il 36% (era il 36,6%) troppo allarmistica e il 19,4% (era il 20,2%) reticente per non spaventare. Il 71,8% (era il 71,6%) resta convinto, invece, che l’informazione sui social sia imprecisa, per cui è difficile valutarne la veridicità, a cui si aggiunge un ulteriore 11,2% che ritiene sia prevalentemente falsa o non affidabile.

Abitudini e vita sociale
“Adolescenti ‘resilienti’ – commenta ancora Maurizio Tucci – che si ricostruiscono, senza grossi drammi, le abitudini e la rete sociale anche stando a casa (vedi tabella). Grande aiuto, ovviamente, arriva sia dalla scuola che si è organizzata per far proseguire le lezioni on line sia, una volta tanto, dalle piattaforme social. Meno messaggi scritti o vocali, ma tantissime videochiamate, per recuperare, finalmente, il piacere del dialogo e, soprattutto, per continuare a vedersi”.

Cambiamento abitudini di vita – periodo intervista

  9-12 marzo 13-16 marzo 17-20 marzo
Molto 44,7% 58,4% 52,1%
Parzialmente 41,3% 31,4% 33,0%
Poco 10,8% 7,9% 12,7%
Per niente 3,2% 2,3% 3,1%

A soffrire di più della situazione sembrano essere i maschi. Oltre un quarto del campione maschile (26,6%) lamenta di aver contratto le proprie relazioni sociali con gli amici, mentre ad affermare la stessa cosa è meno di un quinto delle ragazze (19,3%). Conseguenza ovvia per il fatto che da un lato, a quell’età, la socialità maschile (dalla partita di calcio in giù) si è sempre sviluppata maggiormente ‘outdoor’ rispetto a quella femminile, dall’altro perché molti passatempi casalinghi (pensiamo soltanto alla lettura) sono molto più frequentati dalle ragazze che dai ragazzi.

Nota metodologica
Dal punto di vista metodologico il questionario è stato veicolato, nel corso di 12 giorni (dal 9 al 20 marzo), attraverso un link diffuso spontaneamente da chat e da gruppi informali giovanili. Essendo le risposte indotte da processi autoselettivi, l’indagine non può essere considerata rappresentativa dal punto di vista strettamente statistico. Lo dimostrano le caratteristiche socio-anagrafiche dei rispondenti che risultano non proporzionali all’universo (ad esempio le ragazze sono molto più numerose dei maschi, oppure i giovani lombardi sono nettamente prevalenti.

Tuttavia i risultati, considerando anche il numero dei rispondenti in continua crescita (al momento in cui scriviamo hanno superato i 3.200) misurano certamente delle tendenze, fornendo importanti indicazioni su come il fenomeno del Coronavirus sia vissuto dai giovani in età adolescenziale (circa il 90% delle risposte proviene da giovani con meno di 20 anni).

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