Cocaina: onnipotenti e schizzati senza inibizioni. All’interno la testimonianza di un cocainomane

cocaina e drogaLa cocaina è un composto chimico derivato dalla raffinazione delle foglie di coca e si presenta in polvere cristallina, bianca e inodore. Chiamata in gergo “neve” o “biancaneve”, a differenza della morfina che facilita il sonno e la sedazione (Morfeo è il dio del sonno), è una sostanza eccitante e stimolante. Mentre l’eroina ed il metadone hanno un effetto antipsicotico, la coca migliora l’attenzione, la concentrazione (spesso è utilizzata per compiere rapine), la memoria, il tono dell’umore (euforizzante) e le prestazioni fisiche.

La “coca” ha purtroppo uno spiccato effetto dissociativo. La percezione della realtà è distorta. Anche in condizioni drammatiche si diventa ottimisti, intraprendenti, imprudenti, incapaci di ravvisare i pericoli (molti incidenti stradali avvengono sotto l’effetto di questo stupefacente). Addirittura un transessuale con fisico massiccio, atletico, con caratteri somatici sgradevoli, dopo una “pippata” (in genere si inala) può apparire come una donna bellissima ed il rapporto che si ha con lui indimenticabile. La sensazione è di onnipotenza. Si diviene energici, iperattivi, incapaci di stare fermi, “schizzati” senza inibizioni.

L’abuso danneggia fortemente l’equilibrio psichico. Paranoie, sospettosità, diffidenza, gelosia diventano invadenti. Si può essere molto violenti e pericolosi.
Dopo circa due ore, quando finisce l’effetto, ti senti “down”, depresso, triste, pervaso da un profondo malessere. Mentre l’eroinomane arriva a massimo due assunzioni giornaliere, il cocainomane può arrivare anche a sette-otto assunzioni giornaliere.
Le conseguenze fisiche vanno dalle ulcere nasali con frequenti epistassi, all’infarto fulminante, dalle bronchiti catarrali alle convulsioni, dall’ipertensione alla sterilità.

Il valore della “roba” è elevatissimo. In tempi di crisi gli unici “soldi veri”, l’unica liquidità in circolazione, è il denaro sporco dei traffici di stupefacenti. Agenzie economiche ed osservatori finanziari hanno ammesso che i soldi della coca colombiana hanno impedito il fallimento di diverse banche degli USA. Una economista italiana, Loretta Napoleoni, in un suo scritto “Economia canaglia”, ha studiato il riciclaggio del denaro sporco delle banche italiane. Tramite prestanome vengono acquisiti grossi esercizi commerciali che, dichiarando incassi enormi e pagando regolarmente le tasse, lavano il denaro.
Dal nord al sud del nostro Paese, professionisti, avvocati e medici hanno dilapidato i loro averi in cocaina.

La testimonianza che vi propongo è quella di un maturo commerciante della provincia di Benevento. La famiglia aveva iniziato a preoccuparsi notando un marcato viraggio del suo carattere e del suo comportamento. Geloso, paranoico, diffidente aveva piazzato microfoni in tutta la casa, nell’auto della moglie e il cellulare della consorte era direttamente collegato con il suo. Riusciva a non dormire per cinque sei giorni. Si chiudeva in una stanza senza mai uscire. Quando l’ho incontrato la prima volta ha dovuto interrompere il colloquio a causa di una inarrestabile e abbondante emorragia nasale causata dalle ulcere legate all’uso di coca.

LA TESTIMONIANZA

“La coca mi ha rovinato”
Ho iniziato a sniffare cocaina qualche anno fa grazie ad una prostitua brasiliana. Sotto l’effetto della coca è bellissimo fare l’amore. Tutto appare più bello, splendido, meraviglioso, forte e colorato. Voi non potete capire. Lo so che si tratta di normali rapporti sessuali. Ma la “coca” altera la percezione dell’evento. Anche una casalinga in sovrappeso sembra una top-model.

Penso di aver consumato almeno centomila euro all’anno. Mi sono rovinato. Adesso voglio solo morire. Non c’entra la vergogna dello scandalo. C’entra l’idea che non riesco a smettere di pensare alla polvere. È una ossessione che mi perseguita sempre. Anche quando dormo sogno di sniffare. Da una parte non ricordo neanche il volto dei miei familiari, dall’altra rammento benissimo tutte le ragazze extracomunitarie che ho incontrato quando “pippavo”. Ho tentato il suicidio perché dentro di me avevo deciso di riprendere a drogarmi, nonostante una recente detenzione di diversi mesi. Non controllo più i miei pensieri. Mi sento pieno di idee che non si arrestano mai, nenanche quando dormo. È come una ruminazione mentale.

Pensate, una volta sono arrivato a comprarla direttamente nel quartiere Scampìa di Napoli. Presi il treno della Valle Caudina, alla stazione di piazza Garibaldi salii sull’autobus R5 che mi portò alla Casa dei Puffi. Si tratta di un ex asilo dove una volta erano dipinti sulle pareti le figure dei famosi cartoni animati. Per entrare bisogna attraversare uno stretto passaggio e superare il vaglio dei “pali”, i ragazzi che controllano l’accesso. C’è voluto molto tempo ed un paio di telefonate per convicere la vedetta a introdurmi in una specie di cortile chiuso. Qui, dopo aver messo i soldi dentro un paniere calato dall’alto, ho preso pochi grammi di polvere. Volevo drogarmi subito e sono entrato nella casa dei Puffi. Poi quando ho visto migliaia di siringhe sul pavimento, le finestre murate e successivamente sfondate, una decina di “zombie” che dormivano su luridi materassi o giacevano svenuti su squallide sedie di plastica sottratte a qualche discarica, ho pensato che non potevo procurarmi direttamente la “roba”.

Gli assegni post-datati sono stati l’inizio della fine. La cosa buffa è che quando li ho firmati pensavo veramente di poter onorare i debiti contratti. Era la coca che mi rendeva sempre euforico ed ottimista. Mia moglie, quando ha visto l’estratto dei conti correnti, ha chiesto l’interdizione. Forse solo una comunità potrebbe essere utile.

Pierluigi Vergineo

Pierluigi Vergineo

Medico Chirurgo Specializzato in Neurologia. Psichiatra presso l’Ambulatorio di Alcologia – Servizio Tossicodipendenze ASL BN1 di Benevento

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