Città della Salute di Torino, Anaao Assomed: “No alla svalorizzazione del lavoro medico”

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Roma, 24 giugno 2016 – Laurea in medicina e abilitazione, ma senza specializzazione e pagati al massimo ribasso. Il sogno delle Regioni si è realizzato nel bando emanato dall’Azienda Città della Salute di Torino per reperire medici che effettuino guardie interdivisionali nei 4 ospedali dell’Aso di riferimento regionale. Il periodo da coprire (alcuni giorni di luglio e agosto) è come al solito indotto dalla difficoltà di rispettare la normativa sui riposi e quella, di rango costituzionale, sulle ferie.

L’aspetto paradossale della vicenda, denuncia l’Anaao Assomed, è che essendo privi di specializzazione questi colleghi non potrebbero neppure partecipare ad un concorso dentro questi stessi ospedali per fare le visite ambulatoriali di giorno. Ma possono invece essere impegnati in guardie notturne senza una competenza professionale certificata in qualsivoglia disciplina ed anche in un ruolo professionale inedito, e discutibile da un punto di vista giuridico, di studente (di giorno) e lavoratore (di notte), alla favolosa cifra di 11 euro l’ora (lordi) imposta dalla Amministrazione, e non risultato di una adeguata trattativa sindacale, per la remunerazione.

Nella “piantagione sanitaria” della Città della Salute mancano orti e frutteti, habitat ideale del caporalato. In compenso abbondano barelle, a costituire reparti fantasma aggiuntivi di cui le dotazioni organiche non tengono conto, sottodimensionate per produrre frutti velenosi di questo tipo ed un aperto conflitto tra rispetto delle leggi e sicurezza delle cure.

Episodi del genere dimostrano i danni prodotti da modelli organizzativi fondati sulle deroghe e non sulle necessità dei pazienti. E come il graduale smottamento dei princìpi fondanti del nostro Sistema Sanitario stia generando una deriva anche sotto il profilo strettamente giuridico, con soluzioni ‘creative’ che puntano ad una svalorizzazione del lavoro medico tale da renderlo banale e sottopagato. Ma così facendo si rende banale lo stesso diritto alla salute dei cittadini, fino a produrre quelle ineguaglianze che minano la coesione sociale propria di un servizio sanitario nazionale.

fonte: ufficio stampa

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