Chirurgia oculistica italiana, AIMO: “Siamo al passo con standard europei”

Dott. Luca Menabuoni

Roma, 8 febbraio 2022 – “La qualità della chirurgia oculistica, nelle strutture pubbliche italiane, è assolutamente al passo con gli standard delle strutture europee e di quelle dei Paesi extraeuropei dalle economie più avanzate. E questo è possibile grazie alla presenza di ottimi professionisti sul campo. L’Associazione Italiana dei Medici Oculisti si dissocia dunque da quanto affermato di recente in alcuni video dal presidente della Società Oftalmologica Italiana, secondo cui la qualità della chirurgia oculistica erogata dal Servizio sanitario nazionale sarebbe ormai diventata la ‘peggiore d’Europa’”.

È quanto tengono a sottolineare in una nota il presidente di AIMO, Luca Menabuoni, e la referente dei Rapporti con le Istituzioni dell’Associazione, Alessandra Balestrazzi. “Si tratta di affermazioni fatte a titolo personale – proseguono – che non condividiamo”.

La presenza in Italia di medici oculisti “altamente qualificati”, sottolineano ancora Menabuoni e Balestrazzi, permette di “superare la carenza di tecnologie all’avanguardia che riguarda solo alcune realtà del tutto minoritarie del nostro Paese, ma che non compromette in alcun modo la sicurezza della chirurgia”.

A ribadire la posizione di AIMO sull’argomento anche il segretario dell’Associazione, Paolo Michieletto: “Ci sono ottimi chirurghi in quasi tutti gli ospedali italiani- dice- e da questo punto di vista il nostro sistema sanitario è molto invidiato. Il nostro è un Servizio Sanitario Nazionale pubblico che offre la possibilità di essere curati molto bene nella maggior parte degli ospedali italiani. Non dobbiamo denigrare sempre la nostra sanità”.

Piuttosto, AIMO esprime preoccupazione per le proposte del ministero della Salute per il nuovo “Nomenclatore tariffario dell’assistenza specialistica ambulatoriale e protesica”, perché “i tagli sono trasversali, colpiscono quasi tutte le prestazioni, sono di circa il 20% per gli interventi di cataratta e moltissime prestazioni appaiono sottofinanziate di molto e i conseguentemente i cittadini rischiano di perdere opportunità di ricevere cure oculistiche appropriate nelle strutture pubbliche e convenzionate italiane”.

Per questo AIMO fa sapere di aver “già segnalato la problematica alle autorità responsabili dello schema di decreto”, concludono dall’Associazione.

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