Chirurgia della mano, dalle complicanze alle soluzioni. Intervista agli specialisti
Milano, 28 luglio 2025 – “Complicanze e insuccessi in Chirurgia della Mano: prevenirli, trattarli e trarre insegnamento”, questo è il titolo del 63° Congresso Nazionale della Società Italiana di Chirurgia della Mano (SICM), che si terrà al Marriott Hotel di Milano dal 2 al 4 ottobre 2025.
Abbiamo intervistato i protagonisti del Congresso, i dottori Pierluigi Tos e Alberto Lazzerini, insieme al prof. Giorgio Pajardi. In questa intervista, gli specialisti condividono la loro visione su un argomento spesso sottovalutato ma fondamentale per il miglioramento delle pratiche clinico-assistenziali.
Attraverso il confronto con le problematiche che emergono nella chirurgia della mano, l’evento si propone di trasformare gli insuccessi in preziose opportunità di apprendimento, con l’obiettivo ultimo di offrire ai pazienti cure sempre più efficaci e sicure.
Dott. Tos, perché avete scelto di dedicare il Congresso Nazionale della Società Italiana di Chirurgia della Mano alle complicanze e agli insuccessi?
Abbiamo la convinzione che dagli insuccessi, dalle problematiche che emergono e dalla comprensione delle cause si possa imparare molto – come un famoso proverbio “sbagliando si impara” – anche in medicina purtroppo funziona un po’ così. Ovviamente gli errori non sono frequenti e le complicanze spesso prevedibili e trattabili perché tutto è ben codificato, ma come si sa non sempre tutto è perfettamente riproducibile quando si ha a che fare con la biologia. Confrontarsi con i problemi e soprattutto dare delle soluzioni ci sembrava un tema molto interessante e purtroppo poco indagato solitamente; tutto questo per migliorare le pratiche clinico-assistenziali dei nostri pazienti.
Prof. Pajardi, quali sono le complicanze più frequenti che si presentano nella chirurgia della mano?
Dobbiamo distinguere tra vere complicanze, ovvero evento avversi non prevedibili a fronte di una procedura pur corretta, e gli esiti di procedure scorrette, inadeguata o persino improvvisate; purtroppo sono queste ultime le più frequenti.
Dott. Lazzerini, come si possono prevenire efficacemente questi problemi nella pratica clinica quotidiana?
Non tutte le complicanze possono essere prevenute, ma per ridurre il rischio di incontrarle sono necessari: valutazione globale del paziente, conoscenza approfondita delle tecniche chirurgiche e dei protocolli postoperatori, capacità di affrontare eventi imprevisti e modificare di conseguenza le procedure, condivisione in tempo reale delle informazioni all’interno del team.
La microchirurgia ricostruttiva presenta sfide particolari. Quali sono i casi più complessi che affrontate?
La microchirurgia ricostruttiva è una tecnica complessa che permette di “riattaccare”, reimpiantare, arti saccati, trasferire tessuti per problematiche post-traumatiche o dopo resezioni oncologiche, suturare i nervi periferici. E’ una tecnica chirurgica che prevede l’impiego del microscopio e permette di suturare vasi e nervi molto piccoli – i fili che si impiegano sono più fini di un capello.
Quando si verifica un insuccesso, qual è l’approccio migliore per gestire sia il paziente che la situazione clinica?
Dipende ovviamente dal problema, a volte la fisioterapia prolungata o l’attesa può determinare un risultato accettabile, ma il più delle volte se il problema è risolvibile la cosa più importante è la tempestività nella comprensione e nell’attuazione di procedure utili a ottenere un risultato soddisfacente (sia cruento che incruento). Proprio negli insuccessi la chiave è stare “vicino” al paziente, farlo sentire “seguito” e non mettere la testa sotto la sabbia. Qualunque chirurgo dovrebbe saper gestire le complicanze e gli insuccessi delle procedure che propone.
Che ruolo ha la formazione nel ridurre il rischio di complicanze per i giovani chirurghi?
La formazione dei giovani, attraverso un adeguato percorso formativo universitario integrato da continui aggiornamenti mirati, è il solo strumento che possa tutelare la cura dei nostri pazienti. La Società Italiana di Chirurgia della Mano ha dei percorsi ad hoc per questa difficile specializzazione che mischia competenze ortopediche e plastiche.
Quale messaggio volete trasmettere ai colleghi attraverso questo Congresso?
La conoscenza delle complicanze nel nostro mestiere è la chiave per non farle avvenire; la conoscenza permette di far tesoro degli errori commessi e di evitare di commetterne altri, la conoscenza di come risolvere le complicanze aiuta i nostri pazienti ad avere dei risultati migliori anche in casi complessi che non sono andati subito come sarebbero dovuti andare. Abbiamo chiesto ai colleghi di tutta Italia di portare alla conoscenza di tutti quelle pratiche che possono aiutarci a diminuire il numero di insuccessi. La chiave del nostro lavoro è l’informazione che si da al paziente, compreso il fatto che ci possono essere delle complicanze e dei problemi, ma possiamo rassicurarli se sappiamo come agire di conseguenza se si presentano.




