Chirurgia della cataratta al centro del XIX Congresso Nazionale dell’Aiccer

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Iniziato Roma il congresso, patrocinato dal Ministero della Salute, che fino al 12 marzo porta al Policlinico Gemelli il meglio dell’oftalmologia italiana. Interventi in diretta e un assegno di beneficenza consegnato all’associazione di Don Benzi

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Da sinistra: Emilio Balestrazzi, Pierluigi Granone, Monsignor Claudio Giuliodori, Aldo Caporossi, Roberto Bellucci e Paolo Ramonda

Roma, 11 marzo 2016 – È iniziato il XIX Congresso dell’Aiccer, l’associazione italiana della chirurgia della cataratta e refrattiva, patrocinato dal Ministero della Salute. Fin dalle prime ore del mattino sono cominciate le discussioni nei tavoli di lavoro divisi nelle sei sale del Policlinico Gemelli di Roma. Sono oltre milleduecento tra oftalmologi e specialisti e più di 171 relatori, i partecipanti che seguiranno nei tre giorni (10-12 marzo) le oltre 72 ore tra ricerca, formazione e innovazione.

La tecnologia a servizio dei medici. L’alto leitmotiv del congresso è il concetto che la cataratta non è un intervento semplice, anche a fronte dei 550.000 interventi positivi dello scorso anno, questo resta un intervento chirurgico molto delicato: “Questa è un’informazione che dobbiamo riconsegnare alle persone – ha spiegato il dott. Vincenzo Orfeo – ormai si pensa che questa sia un’operazione leggera ma non è così. Grazie alla tecnologia noi oggi possiamo essere meno invasivi nell’occhio del paziente, ma lavoriamo in uno spazio di 2mm. Certamente la tecnologia degli ultimi anni ci ha aiutato, molti pazienti operati posso dire che sono pronti ad abbandonare gli occhiali per il 90% della loro giornata, grazie alle lenti, e quando parliamo di lenti intendiamo il cristallino, multifocali o toriche, ma dire con certezza ad un paziente che abbandonerà gli occhiali definitivamente lo considero poco corretto”.

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Aldo Caporossi e Roberto Bellucci

Operazione alla cataratta e sostituzione del cristallino verranno effettuate oggi pomeriggio nell’intervento di chirurgia in diretta del dott. Scipione Rossi, che ha chiarito anche la principale missione dell’Aiccer, molto profonda come emerge dalle sue parole: “Noi spingiamo affinché queste tecnologie siano alla portata di tutti, è un processo lungo e non semplice, ma stiamo lavorando per far sì che tutti gli ospedali possano dotarsi delle stesse possibilità per migliorare le aspettative di vita dei pazienti. Noi come medici provando questi nuovi macchinari, certifichiamo l’efficienza e lo sviluppo sugli effettivi risultati per i nostri pazienti. Il successo di un intervento è determinato da tre fattori egualmente divisi, la diagnostica preoperatoria, la tecnologia e il chirurgo. Avere una buona tecnologia alza le possibilità di un buon risultato post operatorio”.

Il Congresso ha donato un assegno all’associazione di Don Benzi. Nel corso della giornata si è svolta la cerimonia di apertura ufficiale di questa diciannovesima edizione e il presidente del Congresso, il prof. Aldo Caporossi, insieme a quello dell’Aiccer, Roberto Bellucci, ha consegnato al Responsabile Generale dell’Associazione Papa Giovanni XXIII di Don Benzi, il dott. Paolo Ramonda, un assegno di diecimila euro per sostenere il progetto delle case famiglia: “Siamo grati all’Aiccer per questo premio – ha detto Ramonda – che ci permetterà di continuare a lavorare nei 35 paesi del mondo dove la nostra realtà si è sviluppata. Noi ci occupiamo di tutti coloro che non hanno visibilità nella società e hanno problematiche spesso silenziose, dai ragazzi che spesso sono fenomeno di violenza, ai rifugiati in fuga dalle proprie case. Ogni giorno sono circa 41.000 le persone a cui possiamo servire un pasto. Questa donazione ci permetterà di continuare a condividere con chi ha davvero bisogno”.

congresso-aiccer-10-marzo-2016-3Un motivo di riflessione arrivava anche da Monsignor Claudio Giuliodori, assistente ecclesiastico generale dell’Università del Sacro Cuore: “In un congresso come questo è bene anche che si porti lo sguardo oltre l’urgenza delle cure. Vedere è importante. Mi diverte pensare che nel vangelo Gesù aveva una particolare predilezione per i malati di vista, ma la vista degli occhi ha importanza se ci si aiuta a vedere ciò che i occhi non vedono”.

A prendere la parola è stato anche il vicepreside dell’Università e Direttore del Governo Clinico, il prof. Pierluigi Granone: “È un piacere vedere questi 4.000 occhi che ho intorno che ti osservano. Vedere in questo congresso questa fervente attività che coinvolge anche infermieri, giovani e ortottisti, rende ancora più importante questo appuntamento”.

L’andamento positivo di giornata è stato sottolineato anche dal dott. Roberto Bellucci: “Questo inizio così alto e importante sottolinea che siamo una bella squadra, e vedere questo numero di partecipanti è davvero gratificante, visti gli sforzi degli ultimi mesi”.

La chirurgia in diretta. “Dobbiamo tener conto che sta per accadere qualcosa mai successa al mondo prima di oggi – ha spiegato il dott. Giovanni Alessio – ovvero che ci saranno cinque femtolaser a confronto in altrettante sale operatorie. Quattro aziende hanno portato i loro macchinari qui al Gemelli, ed è la prima volta che uno stesso luogo ospita un evento del genere, la quinta è a Chieti dove l’intervento di chirurgia in diretta verrà proiettato via satellite. Poi nelle operazioni vedremo non solo i femtolaser in azione, ma anche materiali e protesi all’avanguardia e alcuni tra migliori chirurghi italiani in azione”.

fonte: ufficio stampa

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