Chirurghi plastici ed estetici. Attenzione a chi non è legittimato a fregiarsi del titolo

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Un parere legale chiarisce che solamente il medico chirurgo che abbia frequentato una Scuola di Specializzazione universitaria in Chirurgia Plastica Ricostruttiva ed Estetica, superando dopo i 5 anni di corso l’esame finale, può legittimamente fregiarsi dei titoli di “Chirurgo plastico”, “Chirurgo estetico” e definirsi “Specialista” e/o “Specializzato” in tale disciplina

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Roma, 7 luglio 2017 – Il medico chirurgo che si definisce “chirurgo plastico”, “chirurgo estetico”, “Specialista” e/o “Specializzato” in Chirurgia Plastica Ricostruttiva ed Estetica, senza aver conseguito la specializzazione in Chirurgia Plastica Ricostruttiva ed Estetica (titolo che si ottiene al termine della Scuola di Specializzazione di 5 anni che si frequenta dopo la laurea in Medicina e Chirurgia) commette un atto illecito. Idem per chi ha partecipato a un qualunque master in chirurgia plastica o chirurgia estetica: non può legittimamente definirsi “chirurgo plastico” o “chirurgo estetico”.

È questo, in estrema sintesi, il parere espresso dall’avv. Ernesto Mocci su richiesta della Società italiana di Chirurgia Plastica Ricostruttiva ed Estetica SICPRE.

Il parere si basa sull’esame attento della normativa di riferimento in vigore, e chiarisce una volta per tutte chi sia legittimato, e chi no, a fregiarsi del titolo di “chirurgo plastico”, “chirurgo estetico” e “specialista” o “specializzato” in questa disciplina.

“Chi non ha frequentato una Scuola di Specializzazione universitaria in Chirurgia Plastica Ricostruttiva ed Estetica, superando dopo i 5 anni di corso l’esame finale e conseguendo il relativo diploma – spiega Paolo Palombo, presidente dell’associazione che raccoglie l’80% dei chirurghi plastici del nostro Paese – non può legittimamente definirsi ‘chirurgo plastico’, ‘chirurgo estetico’ o ‘Specialista’ e/o ‘Specializzato’ in questa disciplina”.

E questo in conseguenza del divieto – previsto dalla legge – di ingenerare nel consumatore medio la convinzione che il medico sia invece in possesso di tale titolo. Tuttavia, in base al nostro ordinamento, anche chi non è specialista in Chirurgia Plastica Ricostruttiva ed Estetica può eseguire alcuni interventi di chirurgia plastica ricostruttiva ed estetica.

“È importante però che il paziente – dice ancora Palombo – sappia che è come farsi operare alla retina da chi è laureato in Medicina e Chirurgia ma non specialista in Oculistica, o ai legamenti del ginocchio da chi è laureato in Medicina e Chirurgia ma non specialista in Ortopedia e traumatologia”.

Attenzione alle targhe e ai biglietti da visita
Sul biglietto da visita o sulla targa appare “dott. Tizio Caio Chirurgia Plastica” o “Chirurgia Estetica”? Attenzione, il medico potrebbe non essere Specialista in Chirurgia Plastica Ricostruttiva ed Estetica. Questa dicitura può infatti semplicemente indicare che il medico in questione esegue alcuni interventi e trattamenti afferenti alla Specialità, ma non è specialista.

E non è solo una questione di ‘etichette’ o di vuoti titoli. “Conseguire la Specialità vuol dire fare pratica in ospedale per cinque anni, tutti i giorni, acquisendo dimestichezza con tutte le tecniche e i dispositivi utilizzati dalla Specialità – sottolinea ancora Palombo – La chirurgia plastica è una pratica sicura, a patto però che sia eseguita in ambienti idonei e da specialisti seri e preparati, che si sono formati nel migliore e più completo dei modi per affrontare questi interventi e le eventuali complicanze che possono derivare. In ogni atto umano è insito un rischio e gli interventi di chirurgia plastica, ovviamente, non fanno eccezione. Per questo è fondamentale affidarsi a chi ha studiato per fronteggiare ogni eventualità”.

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