Celiachia, addio alla biopsia per la diagnosi: la svolta arriva anche per gli adulti

Mentre la ricerca studia farmaci complementari alla dieta, l’Italia avvia lo screening di massa per far emergere il “sommerso” dei pazienti non diagnosticati

Roma, 20 aprile 2026 – Lo scenario della celiachia in Italia è in rapida evoluzione: lo screening combinato alla diagnosi del diabete di tipo 1, la possibilità di estendere la diagnosi senza biopsia anche agli adulti, le recenti evidenze sui biomarcatori e il follow-up dei pazienti, alla luce delle nuove linee guida europee, che propongono un approccio personalizzato nel medio e lungo termine.

Alle novità terapeutiche e diagnostiche è stata dedicata una sessione da parte della Società Italiana di Gastroenterologia ed Endoscopia Digestiva (SIGE), all’interno dell’ultima giornata del del XXXII Congresso nazionale delle Malattie Digestive, promosso dalla Federazione Italiana delle Società delle Malattie dell’Apparato Digerente (FISMAD).

Senza bisogno di biopsia
Prof.ssa Fabiana Zingone

La diagnosi “biopsy-free”, introdotta in Europa per i bambini nel 2012, sta trovando spazio anche negli adulti. “Diversi studi, condotti nella popolazione adulta, hanno dimostrato che livelli superiori a dieci volte il valore normale degli anticorpi anti-transglutaminasi IgA hanno un elevato valore predittivo, aprendo la possibilità di evitare la biopsia in pazienti selezionati. Per la prima volta, questa opzione (diagnosi senza biopsia quando i livelli di anticorpi tTG IgA>10 volte il valore normale), è stata inclusa nelle linee guida europee del 2025, se applicata a soggetti con età inferiore ai 45 anni, privi di sintomi di allarme e seguiti presso centri di riferimento, previa conferma della positività sierologica in un secondo prelievo”, spiega Fabiana Zingone, Professoressa Associata di Gastroenterologia Università degli Studi di Padova e membro del Consiglio direttivo della SIGE.

Allo stesso tempo, stanno emergendo nuovi biomarcatori, tra cui il rilascio di interleuchina-2 nel siero immediatamente dopo l’esposizione al glutine. “L’utilizzo dell’IL-2 come biomarcatore – suggerisce la professoressa – potrebbe aumentare l’accuratezza diagnostica sia nel contesto di una diagnosi ‘biopsy-free’, sia nei pazienti già a dieta senza glutine, così come potrebbe migliorare le nostre conoscenze sui livelli minimi di glutine capaci di stimolare l’attivazione immunitaria”.

Gestione della malattia

Sul fronte terapeutico, la dieta senza glutine rimane l’unico trattamento approvato, “ma – sottolinea Zingone – circa un paziente su cinque continua a manifestare sintomi o segni di malattia, nonostante una presunta corretta aderenza alla dieta. Per questo motivo, è in corso un’intensa attività di ricerca su nuove terapie che possano affiancare la dieta, con l’obiettivo di modulare la risposta infiammatoria al glutine. Tra le strategie allo studio, vi sono farmaci che interferiscono con l’azione della transglutaminasi o con la presentazione del glutine alle cellule dell’infiammazione, oltre a inibitori selettivi di specifiche citochine coinvolte nella cascata infiammatoria. Pur essendo ancora in fase preliminare, queste ricerche rappresentano prospettive concrete per il futuro”.

Aggiornamento linee guida e studio sulle forme complicate

La Società Italiana di Gastroenterologia ed Endoscopia Digestiva svolge un ruolo centrale nella promozione della conoscenza e nel miglioramento della gestione della celiachia. “La SIGE – descrive la professoressa – è stata promotrice delle linee guida nazionali pubblicate dall’Istituto Superiore di Sanità nel 2023, che quest’anno saranno aggiornate anche alla luce delle più recenti evidenze scientifiche”. Attraverso attività di formazione continua e iniziative scientifiche, la SIGE può contribuire a diffondere approcci diagnostici e di follow-up sempre più aggiornati e appropriati: “Tra le iniziative in ambito della malattia celiaca, in cui la SIGE è coinvolta, vi è uno studio multicentrico, presentato al centro studi della Società, coordinato dall’Università di Padova, che raccoglie dati sulle forme complicate di malattia celiaca in diversi centri italiani, per comprenderle meglio e sviluppare percorsi preventivi e terapeutici anche per queste condizioni più complesse”.

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