Cannabis e droghe nel mirino dei cardiologi: “Sono fattori di rischio cardiovascolare”

Prof. Domenico Gabrielli

Rimini, 8 maggio 2026 – Dal 57° Congresso Nazionale di Cardiologia dell’ANMCO, in svolgimento a Rimini, arriva un messaggio chiaro e innovativo: le sostanze stupefacenti, cannabis compresa, dovrebbero essere considerate a tutti gli effetti fattori di rischio cardiovascolare. È stato inoltre evidenziato come, in alcuni contesti, si potrebbe formulare una vera e propria diagnosi di “malattia cardiovascolare da sostanze d’abuso”, riconoscendo quindi un rapporto diretto tra uso di droghe e sviluppo di patologie cardiovascolari.

Una definizione questa che mira a rafforzare la consapevolezza del danno cardiovascolare correlato all’uso di sostanze, promuoverne il riconoscimento, e ottimizzare le strategie di prevenzione e gestione di tali pazienti e patologie. Le principali sostanze stupefacenti sono infatti associate a un ampio spettro di patologie cardiovascolari, tra cui alterazioni della pressione arteriosa, ictus, infarto miocardico, insufficienza cardiaca, dissezione aortica e aritmie anche fatali. La stessa cannabis ritenuta erroneamente innocua aumenta di 6 volte il rischio di infarto del miocardio, di aritmie e fino al 40% il rischio di ictus.

Il prof. Domenico Gabrielli, Presidente della Fondazione per il Tuo Cuore e Direttore della Cardiologia dell’Ospedale San Camillo di Roma, ha sottolineato: “L’impatto dell’uso di sostanze sulle patologie cardiovascolari rappresenta un problema clinico reale, sottostimato e ancora insufficientemente riconosciuto e indagato. Le sostanze d’abuso non rappresentano soltanto un comportamento a rischio, ma possono incidere direttamente sulla comparsa e sull’evoluzione delle malattie cardiovascolari, modificandone caratteristiche cliniche e prognosi.” Il rischio non riguarda solo i consumatori abituali o persone con patologie, anche un uso occasionale può essere sufficiente a scatenare eventi acuti, perfino in giovani apparentemente sani. Alcol e tabacco incrementano il rischio di complicanze acute”.

“Il danno cardiovascolare da sostanze – continua il prof. Gabrielli – può manifestarsi in forma acuta o cronica e può essere sintomatico o svilupparsi nel tempo in maniera subclinica. Tra i segnali da non sottovalutare vi sono dolore toracico, palpitazioni, mancanza di respiro e perdita di coscienza. In presenza di questi sintomi è fondamentale, pensare a salvaguardare la propria salute e chiedere prontamente aiuto medico, dichiarando se si sono assunte sostanze perché la gestione terapeutica può essere differente”.

“La prognosi delle malattie cardiovascolari da droga dipende strettamente dalla cessazione dell’uso di sostanze con la possibilità di una guarigione completa se non si sono instaurati danni permanenti. Da qui l’importanza di una diagnosi precoce di eziologia tossicologico voluttuaria e l’invio dei pazienti a programmi di riabilitazione personalizzata. La reale incidenza delle malattie cardiovascolari da sostanze è sottostimata; tuttavia, il trend è in aumento in relazione alla crescente diffusione dell’uso di droghe e alla disponibilità di sostanze sempre più potenti. Non vanno infine sottovalutati – conclude il prof. Gabrielli – i rischi cardiaci associati all’abuso e al misuso di alcol ed Energy Drink. La prevenzione resta l’arma più efficace”.

Il progetto “Cuore e Droghe. Un cuore per amico”

In questo contesto si inserisce il progetto “Cuore e droghe, un cuore per amico”, promosso dalla Fondazione per il Tuo Cuore dei cardiologi ANMCO. Come spiega il dott. Francesco Ciccirillo, cardiologo nella Asl Lecce, promotore del concetto di “malattie cardiache da sostanze d’abuso” e coordinatore nazionale del progetto: “tale iniziativa mira a portare nelle scuole interventi educativi, informativi e formativi finalizzati alla prevenzione dei rischi cardiovascolari e in generale per la salute connessi al consumo di sigarette, alcol e sostanze psicoattive”.

L’educazione e la diffusione del concetto di “malattie cardiache da droga” sono strumenti fondamentali per aumentare la consapevolezza dei rischi cardiovascolari, contrastare la disinformazione, riconoscere precocemente i segnali di allarme, favorire l’accesso tempestivo alle cure e promuovere comportamenti salutari fin dall’adolescenza, contribuendo non solo alla riduzione del danno cardiovascolare ma anche l’impatto sociale dell’uso di sostanze.

Il progetto che rientra nel protocollo d’intesa recentemente firmato con il Ministero dell’istruzione e del merito ha un obiettivo chiaro: prevenire il danno prima che si manifesti, aiutando i giovani a compiere scelte consapevoli.

Il dott. Ciccirillo conclude lanciando un appello forte: “riconoscere il ruolo delle sostanze d’abuso nelle malattie cardiovascolari è essenziale per affrontare una problematica in crescita e per proteggere la salute, soprattutto delle nuove generazioni. Fondamentale è anche il ruolo dei medici di medicina generale e dei servizi per le dipendenze, chiamati a riconoscere precocemente i segnali di rischio e indirizzare i pazienti verso percorsi di cura e riabilitazione multidisciplinari”.

Potrebbero interessarti anche...