Cancro al seno HER2-positivo, un algoritmo personalizza le cure e predice il successo delle terapie

Pisa, 27 ottobre 2025 – Proprio nel mese dedicato alla prevenzione del tumore al seno, uno studio dell’Azienda ospedaliero-universitaria pisana e dell’Università di Pisa lascia prevedere che si possa fare un passo in avanti nella lotta contro una delle sue varianti più aggressive – il tumore HER2-positivo – grazie a un modello innovativo (MTClin) capace di prevedere con grande accuratezza la risposta delle pazienti alle terapie neoadiuvanti.

Infatti, sebbene l’HER2-positivo sia una delle varianti più sensibili ai farmaci a bersaglio molecolare, attualmente alcune pazienti non ottengono una risposta del tutto completa alle cure a causa dell’impossibilità di indirizzare i trattamenti in modo estremamente mirato.

Dott. Cristian Scatena

MTClin – nel corso della ricerca, pubblicata da The European Journal of Cancer e finanziata anche con fondi PNRR – si è invece dimostrato uno strumento predittivo altamente affidabile. Applicato a un ampio gruppo di pazienti trattate con terapia anti-HER2, l’algoritmo ha permesso di stimare con grande precisione chi avrebbe beneficiato pienamente della terapia e chi, invece, avrebbe avuto una risposta parziale.

I risultati hanno mostrato percentuali di sensibilità e specificità molto elevate, soprattutto in alcuni sottogruppi di pazienti a basso stadio, nei quali la capacità di previsione si è rivelata massima. Non solo: MTClin ha dimostrato anche di poter predire il rischio di recidiva della malattia a distanza di tre e cinque anni, con valori di accuratezza prossimi al 100%.

Quando lo strumento avrà ottenuto anche una validazione esterna potrà entrare nella comune pratica clinica.
L’algoritmo è frutto del lavoro di un gruppo di ricerca guidato da Cristian Scatena, dell’unità operativa Anatomia patologica 1 – diretta da Antonio Giuseppe Naccarato, ordinario di Anatomia patologica – e associato di Anatomia patologica dell’Università di Pisa.

“Fondamentali per il raggiungimento di questi risultati – sottolinea Scatena – sono state le collaborazioni con i colleghi oncologi dell’Aou pisana, in particolare Andrea Fontana – dell’unità operativa Oncologia medica 2, diretta da Gianluca Masi, associato di Oncologia medica all’Università di Pisa – con i colleghi dell’Istituto Humanitas e dell’Università di Catania, che hanno consentito di ampliare la casistica, e con Eugenia Belcastro, ricercatrice in Patologia generale dell’Università di Pisa, che ha contribuito in modo significativo allo sviluppo dello studio”.

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