Cancro al seno e ovaio ereditari, AIOM: “Servono test genetici per tutti, subito nei nuovi LEA”
Roma, 27 dicembre 2025 – In Italia un caso su dieci di tumore della mammella e dell’ovaio è ereditario. Alle due varianti patogenetiche BRCA1 e BRCA2 sono attribuibili 4.700 nuove neoplasie ogni anno. Per queste pazienti, e per i loro familiari, vanno resi più velocemente disponibili i test genetici per individuare la presenza delle alterazioni. Tuttavia, più della metà dei malati e dei loro parenti lamenta liste d’attesa troppo lunghe per accedere a fondamentali esami salvavita.
Inoltre, per test quali l’HRD (che verifica l’eventuale deficit delle cellule tumorali nel riparare i danni subiti dal DNA) l’accesso e la rimborsabilità non è uniforme su tutto il territorio nazionale, portando a gravi disuguaglianze. Il pericolo di insorgenza dei due carcinomi è infatti notevole. Solo la presenza della mutazione BRCA1 aumenta di 37 volte il rischio di cancro ovarico (6 volte invece per quello mammario).
“I test genetici rientrano nella medicina di precisione e permettono di favorire la prevenzione oncologica – sottolinea Saverio Cinieri, Past President di Fondazione AIOM/Associazione Italiana di Oncologia Medica – Non solo però, offrono informazioni predittive circa la possibilità di risposta a specifiche terapie antitumorali. Le varianti genetiche BRCA indicano una maggiore sensibilità al trattamento con inibitori PARP. Sono una classe di farmaci che intervengono nella riparazione del DNA nei casi di carcinoma dell’ovaio in fase avanzata. Queste innovazioni, frutto della ricerca scientifica, vanno sempre assicurate anche se interessano solo una piccola quota di tumori femminili ereditari. I test genetici BRCA dovrebbero essere introdotti nei nuovi LEA-Livelli Essenziali di Assistenza il cui aggiornamento è in fase di discussione e approvazione. Ci auguriamo che, anche grazie a tale provvedimento, gli esami siano presto più accessibili a tutti i cittadini”. Il test HRD, invece, non è al momento previsto all’interno del testo dei nuovi LEA.
La Fondazione AIOM ha lanciato la campagna “I Tumori Eredo-Familiari” che ha previsto webinar, talk show, sondaggi e altre iniziative destinate a pazienti e cittadini. “È necessaria una maggiore informazione su queste neoplasie – aggiunge Ornella Campanella, Presidente e Fondatrice dell’associazione aBRCAdabra che ha appena festeggiato i suoi primi 10 anni – Sebbene la frequenza possa apparire relativamente bassa, intercettare tempestivamente le persone portatrici e offrire loro percorsi di sorveglianza specifici e ove possibile strategie chirurgiche di riduzione del rischio può davvero fare la differenza e battere il cancro sul tempo Nel 2013 queste mutazioni sono diventate molto “famose” dopo che il caso della attrice Angelina Jolie fu al centro dell’attenzione dei media di tutto il mondo. A distanza di anni però notiamo non sempre una giusta consapevolezza su un problema che è complessivamente abbastanza diffuso e riguarda non solo le donne ma anche gli uomini. Il BRCA è certamente una questione che coinvolge intere famiglie. Solo in Italia sono oltre 380mila gli uomini e le donne portatori delle due varianti patogenetiche”.
“Il loro numero è più o meno pari agli abitanti di una città come Firenze – prosegue Cinieri – Non tutte queste persone svilupperanno effettivamente poi una malattia oncologica. Ciò nonostante, il loro stato di salute va costantemente monitorato attraverso esami di medicina preventiva. Con la nostra campagna informativa abbiamo voluto incentivare una nuova cultura della prevenzione del cancro. Questa non può più solo passare da stili di vita sani e dall’adesione ai programmi di screening. Servono anche dei controlli medici qualificati che devono essere ampliati anche per ridurre l’impatto di alcune neoplasie sul servizio sanitario nazionale”.
“A queste persone va assicurato un supporto psicologico adeguato sia prima che dopo le cure – sottolinea Gabriella Pravettoni, Docente di Psicologia delle Decisioni all’Università di Milano e Direttrice della Divisione di Psiconcologia dell’IEO – Il disagio psicologico colpisce più del 50% di tutti i pazienti oncologici e vivere come portatore di un’alterazione genetica oncologica può risultare difficile, soprattutto quando si rende necessaria la chirurgia profilattica”.




