Campi da golf e rischio Parkinson: studio rivela un’associazione inquietante
Un recente studio evidenzia una possibile correlazione tra l’esposizione ai pesticidi utilizzati nei campi da golf e un aumentato rischio di sviluppare il morbo di Parkinson. Un’analisi che solleva interrogativi importanti sulla sicurezza ambientale e sanitaria, approfonditi anche dal commento del prof. Matteo Bassetti
Benevento, 16 maggio 2025 – Vivere a ridosso di un campo da golf potrebbe non essere così salutare come si crede. Uno studio pubblicato sulla prestigiosa rivista JAMA – “Proximity to Golf Courses and Risk of Parkinson Disease” – ha evidenziato una possibile correlazione tra la vicinanza ai campi da golf e un aumentato rischio di sviluppare la malattia di Parkinson. Il lavoro ha analizzato i dati sanitari di decine di migliaia di residenti nel Midwest degli Stati Uniti, suggerendo che chi vive nei pressi di un campo da golf è significativamente più esposto a fattori ambientali potenzialmente neurotossici.
Lo studio: metodo e risultati principali
I ricercatori hanno condotto uno studio osservazionale su scala regionale, esaminando dati sanitari provenienti da 27 contee in Wisconsin e Minnesota. L’obiettivo era determinare se la distanza dall’abitazione a un campo da golf fosse associata a un maggior rischio di diagnosi di Parkinson.
I risultati parlano chiaro: le persone che vivono entro un miglio (1,6 km) da un campo da golf hanno mostrato un rischio del 126% più elevato di sviluppare la malattia rispetto a chi risiede oltre le sei miglia (circa 10 km) di distanza.
Questa associazione è rimasta significativa anche dopo aver corretto per variabili demografiche (età, sesso), socioeconomiche, abitudini come il fumo e fattori legati all’ambiente domestico, come la fonte d’acqua potabile.
Pesticidi, erbicidi e contaminazione ambientale
Il principale sospettato? L’uso intensivo di pesticidi ed erbicidi. I campi da golf, notoriamente ben curati, richiedono grandi quantità di prodotti chimici per mantenere erba e paesaggio in condizioni ottimali. Secondo lo studio, queste sostanze – tra cui composti come il paraquat e il maneb, già implicati in precedenti ricerche sul Parkinson – potrebbero disperdersi nell’aria, nel suolo e nelle falde acquifere.
“I nostri risultati suggeriscono che i pesticidi usati nei campi da golf potrebbero rappresentare una fonte importante di esposizione ambientale a sostanze neurotossiche”, scrivono gli autori dello studio.
Un problema crescente di salute pubblica
La malattia di Parkinson è oggi la patologia neurologica con la crescita più rapida al mondo. Sebbene la genetica giochi un ruolo, è ormai chiaro che l’ambiente sia un fattore di rischio cruciale. Secondo il dott. Ray Dorsey, neurologo e co-autore dello studio: “È ora di affrontare seriamente il ruolo delle esposizioni ambientali nello sviluppo del Parkinson. Il nostro ambiente è malato, e le malattie che ne derivano non risparmiano nessuno”.
Lo studio fornisce elementi importanti per ulteriori indagini, specialmente in un momento in cui l’incidenza del Parkinson è in aumento a livello globale.
La correlazione tra inquinamento e Parkinson è stata anche oggetto di un recente studio italiano pubblicato su npj Parkinson’s Disease (di cui abbiamo dato notizia nell’articolo “Polveri sottili e Parkinson, uno studio rivela un pericoloso legame tra inquinamento e neurodegenerazione”).
La ricerca riaccende così il dibattito sull’impatto sanitario dell’ambiente ‘costruito’ e sulle misure preventive da adottare per ridurre l’esposizione a sostanze neurotossiche nella vita quotidiana.
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*Professore Ordinario di Malattie Infettive, Dipartimento di Scienze della Salute, Università degli Studi di Genova. Direttore Clinica Malattie Infettive, Ospedale Policlinico San Martino – IRCCS , Genova. Direttore Dipartimento Interaziendale Malattie Infettive (DIAR), Regione Liguria. Presidente Società Italiana di Terapia Antiinfettiva (SITA). Chair, ESCMID Critically Ill Patients Study Group (ESGCIP). Coordinatore del Consiglio Superiore di Sanità della Regione Liguria




