Autismo e asse intestino-cervello, un legame a doppio filo. Progetto europeo per individuare marcatori precoci della patologia

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Salerno, 27 luglio 2019 – Asse intestino-cervello, un legame a doppio filo che coinvolgerebbe anche l’autismo. Numerosi Studi dimostrerebbero che la composizione del microbioma – i batteri che popolano il nostro tratto digerente – possa influenzare il corretto sviluppo del sistema nervoso.
E proprio questo sarà uno dei temi che si affronterà il 9 settembre p.v. a Salerno, in occasione del convegno scientifico internazionale “Food as Medicine: Dietary Intervention in Disease Treatment” in programma presso la Fondazione Ebris.

Suddiviso in tre momenti, la Giornata parlerà di Nutrizione declinata con diversi approcci clinici: “Gut-Brain Axis: Neuroinflammation (autismspectrumdisorder, schizophrenia, anxiety, depression, seizures, etc.)” è il dibattito, moderato dal prof. Palmiero Monteleone (Professore Ordinario di Psichiatria presso il Dipartimento di Medicina e Chirurgia dell’Università di Salerno e Direttore dell’Unità Operativa di Psichiatria presso l’AOU “San Giovanni di Dio e Ruggi d’Aragona” di Salerno), e dal dott. Giulio Corrivetti (Direttore del Dipartimento di Salute Mentale della Asl Salerno) scelto per aprire i lavori.

E proprio Giulio Corrivetti, vice presidente della Ebris, spiega il Progetto denominato “Gemma” nato per studiare l’autismo. “L’autismo è una malattia che purtroppo ancora oggi ha bisogno di tante conoscenze. L’Ebris coordina questo Progetto europeo insieme a 14 centri – in Campania, Europa e America – il cui obiettivo è quello di monitorare quelle famiglie che hanno bimbi con autismo. Vuole analizzare le variabili per avere dei marcatori precoci della patologia: si analizza la metabolomica, il microbioma, la genomica, quei fattori ancora sconosciuti che incrociandoli tra loro possono offrire probabilmente delle conoscenze aggiuntive ma soprattutto strumenti per diagnosticare quanto prima questa probabilità di ammalarsi. Inoltre dà la possibilità di approfondire le varabili ambientali e alcuni fattori di rischio ambientali nella espressione della malattia. Questa epidemia sta dando degli indici crescenti in maniera preoccupante”, conclude il dott. Corrivetti.

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