Aritmie, scompenso e insufficienza respiratoria negli over 65: il futuro della geriatria passa da dati condivisi e IA
Monitoraggio delle cronicità, Fascicolo Sanitario Elettronico, pacemaker leadless e nuove tecnologie per intercettare prima scompensi, riacutizzazioni e accessi evitabili in ospedale tra i temi del 19° Congresso Nazionale di Cardiogeriatria, ospitato nell’ambito del 40° Congresso SIGOT. “Screening mirati, pacing fisiologico, pacemaker miniaturizzati, telemedicina e dispositivi indossabili sono parte di una stessa strategia volta a intervenire prima, ridurre ospedalizzazioni e complicanze, migliorare sopravvivenza e qualità di vita” sottolinea il Prof. Francesco Vetta, co-Presidente del Congresso SIGOT
Roma, 22 maggio 2026 – Nell’anziano fragile l’innovazione non riguarda solo grandi macchine o procedure complesse: significa riconoscere prima uno scompenso, evitare una riacutizzazione clinica, monitorare un’aritmia, scegliere il dispositivo meno invasivo e mantenere più a lungo il paziente nel proprio ambiente di vita. È questo uno dei temi al centro del 40° Congresso Nazionale della Società Italiana di Geriatria Ospedale e Territorio – SIGOT e del 19° Congresso Nazionale di Cardiogeriatria, in corso a Roma fino al 22 maggio.
Cardiogeriatria: tecnologie più precise per pazienti più fragili
Le malattie cardiovascolari rappresentano una delle principali cause di ricovero, disabilità e mortalità nell’anziano. Fibrillazione atriale, scompenso cardiaco, cardiopatia ischemica cronica e disturbi del ritmo aumentano con l’età e richiedono strategie personalizzate, capaci di tenere insieme efficacia clinica, fragilità, comorbidità e qualità della vita. Tra le innovazioni più rilevanti rientra il pacing fisiologico, una modalità di stimolazione che cerca di riprodurre il percorso naturale dell’impulso elettrico nel cuore, utilizzando le vie fisiologiche di conduzione. Rispetto ad alcune forme di stimolazione tradizionale, questo approccio può favorire una contrazione più coordinata e contribuire alla prevenzione o al trattamento dell’insufficienza cardiaca in pazienti selezionati.
“Accanto alla stimolazione tradizionale, oggi abbiamo il pacing fisiologico, che permette di avvicinarsi maggiormente al funzionamento naturale del cuore – spiega il prof. Francesco Vetta – L’obiettivo è evitare una stimolazione non coordinata, ridurre il rischio di peggioramento della funzione cardiaca e migliorare la qualità di vita, soprattutto nei pazienti anziani con scompenso o disturbi della conduzione. Un altro capitolo riguarda i pacemaker leadless, cioè dispositivi miniaturizzati senza fili, impiantati direttamente nel cuore, senza tasca sottocutanea né elettrocateteri transvenosi. In pazienti selezionati, soprattutto fragili o ad aumentato rischio infettivo, possono ridurre alcune complicanze legate agli impianti tradizionali e avere minore impatto sulla vita quotidiana. I pacemaker leadless rappresentano una delle evoluzioni più interessanti della miniaturizzazione tecnologica: l’assenza di elettrocateteri e di tasca chirurgica può ridurre il rischio di infezioni e complicanze meccaniche in pazienti selezionati. Nell’anziano fragile questo è particolarmente rilevante, perché anche una complicanza apparentemente minore può determinare perdita di autonomia, ricoveri più lunghi e peggioramento della qualità della vita. Inoltre, grazie a telemedicina, dispositivi indossabili e monitoraggio remoto diventa possibile seguire nel tempo parametri clinici e cardiologici, rilevare precocemente segnali di instabilità e intervenire prima della riacutizzazione”.
“Screening mirati negli over 65, pacing fisiologico, pacemaker miniaturizzati, telemedicina e dispositivi indossabili devono essere considerati parte di una stessa strategia. Monitorare meglio significa intervenire prima, ridurre ospedalizzazioni e complicanze, migliorare sopravvivenza e qualità di vita” conclude il prof. Francesco Vetta.
Sanità digitale: serve una rete di cura
L’innovazione clinica ha implicazioni di ampio spettro per la tutela della salute degli anziani. “La telemedicina può diventare uno strumento decisivo per la gestione dell’anziano cronico e fragile, ma solo se viene inserita in un percorso di cura reale – spiega Alberto Cella, Segretario SIGOT – Servono professionisti, dati condivisi, Case della Comunità, Centrali Operative Territoriali e integrazione con il Fascicolo Sanitario Elettronico. Quest’ultimo può rappresentare uno strumento essenziale per la continuità assistenziale, a condizione che sia realmente alimentato, accessibile e integrato nei percorsi clinici. Anche l’intelligenza artificiale potrà contribuire a individuare precocemente segnali di rischio, ma solo se alimentata da dati affidabili e inserita in processi clinici governati dai professionisti”.
“Senza informazioni condivise tra ospedale, territorio, medici di medicina generale, specialisti e servizi domiciliari, il rischio è che ogni passaggio di cura ricominci da zero – aggiunge Cella – L’anziano fragile, infatti, spesso è seguito da molti professionisti diversi, assume più farmaci, ha patologie croniche concomitanti e può avere difficoltà cognitive o funzionali. Il digitale deve aiutare a ricostruire una visione unitaria del paziente, non aggiungere burocrazia. Allo stesso tempo, dobbiamo combattere il digital divide, aiutando cittadini e caregiver a usare davvero questi strumenti, formando gli operatori sanitari e costruendo modelli organizzativi che non lascino il paziente solo”.
Insufficienza respiratoria: intercettare prima il peggioramento
Tra gli esempi più concreti di questa nuova medicina predittiva rientra anche l’insufficienza respiratoria dell’anziano ospedalizzato, tema al centro dell’Hypoxia Day, il primo studio nazionale multicentrico promosso da SIGOT per misurare la reale diffusione dell’ipossiemia nei pazienti ricoverati over 55.
“L’insufficienza respiratoria è spesso il risultato di più condizioni concomitanti, come scompenso cardiaco, polmonite, BPCO riacutizzata, sepsi, embolia polmonare e può rappresentare un segnale precoce di peggioramento clinico – sottolinea il prof. Filippo Luca Fimognari, Direttore Scientifico SIGOT e coordinatore dello studio – Per questo è fondamentale riconoscerla tempestivamente, monitorarla e inserirla in una valutazione complessiva del paziente anziano. Anche in questo ambito, innovazione, raccolta sistematica dei dati e lavoro multiprofessionale possono aiutare a intervenire prima che la situazione evolva verso complicanze più gravi”.
Cardiologi e geriatri riuniti a Roma
Questi temi sono al centro del 40° Congresso Nazionale SIGOT, in programma a Roma fino al 22 maggio 2026 presso l’Omnia Hotel Shangri-La, che ospita anche il 19° Congresso Nazionale di Cardiogeriatria. Oltre 500 geriatri, cardiologi, internisti, professionisti sanitari e rappresentanti del mondo istituzionale riuniti per discutere come cambiare la sanità dell’invecchiamento: non solo più cure, ma cure più tempestive, integrate e personalizzate.




