Aritmie maligne, un fascio di radiazioni ‘brucia’ il bersaglio con precisione millimetrica

Trattato con successo da equipe di cardiologi e radioterapisti del Gemelli paziente sessantenne affetto da grave aritmia resistente a tutte le terapie con innovativa metodica di radioablazione stereotassica denominata STAR

Gemma Pelargonio e Francesco Cellini

Roma, 29 maggio 2020 – Medicina personalizzata è anche la contaminazione di successo tra branche diverse della medicina. Ed è quello che si è concretizzato in un paziente con aritmie potenzialmente fatali, trattato al Gemelli con l’innovativa metodica STAR (radioablazione stereotassica), peraltro in piena emergenza Covid-19.

Pietro, questo il nome di fantasia del paziente romano sessantenne, soffriva di una grave aritmia diventata resistente a tutte le terapie (farmaci antiaritmici, pacemaker-defibrillatore, ablazione transcatetere) tentate fino a quel momento.

Così un’équipe di cardiologi e radioterapisti, ha deciso di giocare la carta della STAR, una tecnica che consiste nel ‘bruciare’ con un fascio di radiazioni ultra-concentrate – le stesse usate per trattare i tumori – quel pezzetto di cuore dal quale originavano i suoi problemi.

Sono una cinquantina gli interventi di radioablazione finora eseguiti nel mondo, ma questo effettuato al Gemelli è in assoluto il primo realizzato con l’apparecchio VARIAN Edge, una vera e propria Ferrari della radioterapia, di cui al momento esistono in Europa solo 22 macchine. Oltre che per cancellare le aritmie, la radioterapia, al di fuori dell’ambito oncologico, viene utilizzata da qualche tempo anche per la prevenzione delle restenosi delle coronarie dopo angioplastica, in alcune malformazioni artero-venose, nel trattamento di alcuni adenomi dell’ipofisi.

Nel caso dell’intervento eseguito al Gemelli, dopo aver effettuato Il cosiddetto ‘mappaggio elettro-anatomico’ del cuore, per individuare il punto di origine delle aritmie (il punto del sistema elettrico del cuore andato in corto-circuito), un’équipe composta da cardiologi e radioterapisti del Policlinico Universitario A. Gemelli IRCCS, la dottoressa Gemma Pelargonio, responsabile UOSD di Aritmologia, Fondazione Policlinico Universitario A. Gemelli IRCCS e ricercatore presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore, del gruppo del prof. Filippo Crea, Ordinario di Cardiologia all’Università Cattolica campus di Roma, Direttore UOC di Cardiologia della Fondazione Policlinico Universitario Agostino Gemelli IRCCS e Direttore del Dipartimento Universitario di Scienze Cardiovascolari e Pneumologiche della Fondazione Policlinico A. Gemelli IRCCS e il dott. Francesco Cellini, assistente medico con incarico di alta specializzazione in radioterapia Policlinico Universitario A. Gemelli IRCCS del gruppo del prof. Vincenzo Valentini, Ordinario di Radiologia all’Università Cattolica campus di Roma e Direttore della UOC di Radioterapia Oncologica, Dipartimento di Diagnostica per Immagini, Radioterapia Oncologica ed Ematologia Policlinico Universitario A. Gemelli IRCCS, lo è andato a bersagliare per una mezz’ora con un fascio di radiazioni ultra-concentrato. Il tutto con una precisione millimetrica nonostante l’intervento venga effettuato con il cuore in movimento.

Il sistema ‘spara’ infatti il fascio di radiazioni solo quando è sicuro di colpire con precisione il bersaglio; la guida viene fornita da immagini TAC (acquisite in precedenza per effettuare la ‘centratura’ del bersaglio) e da un’immagine di riferimento tridimensionale, registrata da uno scanner a infrarossi che monitorizza la superficie toracica del paziente durante tutta la durata del trattamento, per essere certi che il bersaglio non si sposti. Un concentrato di tecnologia innovativa, che si è tradotto in un risultato clinico eccellente. Il paziente, a tre mesi di distanza dal trattamento sta bene e non ha avuto ulteriori crisi aritmiche.

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