Antibiotici: evitare le autoprescrizioni, contribuiscono ad aumentare la resistenza

Intervista al prof. Francesco Menichetti, presidente GISA – Gruppo Italiano per la Stewardship Antimicrobica

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Prof. Francesco Menichetti

Il Gruppo italiano per la Stewardship antimicrobica, che lei presiede, ha messo a punto un “Decalogo per il corretto uso degli antibiotici e per il contenimento delle resistenze batteriche in Italia”. La Stewardship antimicrobica è considerata, infatti, sinonimo di “utilizzo ottimale degli antibiotici”. Cosa significa usare meglio gli antibiotici?

“Utilizzo ottimale degli antibiotici” significa combattere l’empirismo e prediligere l’appropriatezza prescrittiva. A tal fine è necessario ottimizzare la diagnosi microbiologica rapida che limita la necessità di somministrare antibiotici a chi non ne ha necessità; ma significa anche scegliere l’antibiotico giusto per il paziente e per la sede d’infezione, e somministrarlo alle dosi adeguate e per il tempo necessario.

Negli ultimi anni, i rischi correlati alla Resistenza agli antibiotici (e la parziale perdita di efficacia degli antibiotici disponibili) stanno venendo alla luce in maniera sempre più evidente. Secondo lei, sta maturando un’effettiva consapevolezza in merito? Questa consapevolezza è sufficiente?

L’Italia è uno strano paese: troppa diffidenza nei confronti dei vaccini ed eccessiva confidenza nei confronti degli antibiotici. A causa di ciò troppo spesso la gente ricorre ad autoprescrizione e auto-somministrazione di farmaci che hanno sì un elevato indice terapeutico ed elevata maneggevolezza, ma che, se usati a sproposito, contribuiscono ad alimentare il fenomeno della resistenza. In generale manca una sufficiente consapevolezza.

Se potesse fare una richiesta, lanciare una proposta… quale sarebbe?
Si è giustamente affermato il diritto di libero accesso alle cure per l’epatite C, patologia per la quale sono disponibili farmaci innovativi e per la quali vengono allocate risorse, ma per i nuovi antibiotici, che rappresentano un presidio salvavita per i pazienti con gravi infezioni in ospedale persistono invece importanti restrizioni.

Penso sia necessario che le società scientifiche interessate al tema delle infezioni da batteri antibiotico-resistenti debbano in modo armonico porre il problema agli interlocutori istituzionali.

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