Aneurisma dell’arco aortico, innovativo intervento endovascolare al San Raffaele di Milano

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L’IRCCS ospedale San Raffaele tra i primi centri al mondo a eseguire questo tipo di intervento. Prof. Roberto Chiesa: “Oggi, la precisione della diagnostica per immagini, la continua ricerca in campo biomedico per mettere a punto materiali protesici innovativi e la raffinatezza delle tecniche chirurgiche attuali ci permettono di eseguire operazioni sempre meno invasive, a beneficio del paziente”

medici-chirurghi-in-sala-operatoriaMilano, 24 novembre 2016 – L’équipe dell’Unità di Chirurgia vascolare dell’IRCCS ospedale San Raffaele, una delle 18 strutture di eccellenza del Gruppo ospedaliero San Donato, è tra le prime al mondo ad avere eseguito un intervento completamente endovascolare per curare un aneurisma dell’arco aortico, il tratto dell’aorta vicino al cuore dotato di diramazioni vitali per la circolazione cerebrale. La paziente, di 76 anni, era già stata sottoposta a un precedente intervento cardiochirurgico aortico e pertanto risultava ad alto rischio per la chirurgia tradizionale “a cuore aperto”.

L’aneurisma è la dilatazione progressiva di un tratto di arteria causato da un’alterazione delle sue pareti. Tra i fattori di rischio principali ci sono l’età, la familiarità, i livelli elevati di colesterolo nel sangue, il diabete e il fumo di sigaretta. Può interessare tutte le arterie e anche l’aorta, nel tratto toracico, toraco-addominale o addominale.

Esistono due tipi di intervento per trattare chirurgicamente un aneurisma dell’arco aortico: tradizionale e mini-invasivo. La chirurgia tradizionale prevede l’apertura della cavità toracica (sternotomia) in corrispondenza dell’aneurisma e la sostituzione del tratto di aorta malato con una protesi sintetica. È adatta per i pazienti più giovani (50-60 anni) e per quelli a minor rischio operatorio, poiché richiede la circolazione extracorporea (il cuore del paziente viene fermato e la sua funzione sostituita momentaneamente da una macchina cuore-polmone).

L’intervento mini-invasivo, come quello eseguito al San Raffaele dall’équipe guidata dal prof. Roberto Chiesa, prevede invece due piccole incisioni in corrispondenza di due grosse arterie periferiche – all’inguine e al collo – e l’inserimento di un catetere che trasporta un’endoprotesi fino al tratto di aorta malato. L’endoprotesi, costruita in base alle caratteristiche anatomiche del paziente, permette di escludere l’aneurisma dal circolo del sangue, evitandone la rottura, preservando allo stesso tempo la perfusione cerebrale.

Il San Raffaele è uno dei centri più all’avanguardia al mondo nell’utilizzo della tecnica mini-invasiva per il trattamento degli aneurismi dell’aorta. Nel caso specifico, questa procedura innovativa ha permesso di evitare l’apertura dello sterno e l’arresto del circolo del sangue, necessari invece nell’approccio tradizionale. Oltre alla minore invasività, questo tipo di operazione consente una ripresa post-operatoria più rapida.

“Siamo molto fieri dell’esito dell’intervento, che dimostra quanto l’Ospedale San Raffaele sia un centro di eccellenza per la diagnosi e la cura della patologia aortica complessa – spiega il prof. Chiesa – Oggi, la precisione della diagnostica per immagini, la continua ricerca in campo biomedico per mettere a punto materiali protesici innovativi e la raffinatezza delle tecniche chirurgiche attuali ci permettono di eseguire operazioni sempre meno invasive, a beneficio del paziente. Auspichiamo che nel futuro saranno sempre di più le persone operabili con queste tecniche endovascolari avanzate” conclude il prof. Chiesa.

Delle innovazioni nell’ambito della chirurgia vascolare si parlerà proprio al San Raffaele, dal 15 al 17 dicembre, in occasione del congresso Aortic and peripheral surgery “How to do it”: una tre giorni dedicata al confronto multidisciplinare tra i più eminenti esperti italiani e stranieri nel campo della chirurgia vascolare che ha l’importantissimo compito di informare e aggiornare la comunità scientifica internazionale sulle più recenti innovazioni tecniche e tecnologiche nel trattamento delle malattie a carico dell’aorta toracica e addominale, delle carotidi e dei vasi periferici.

fonte: ufficio stampa

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1 Risposta

  1. Angela scrive:

    Prof. Chiesa, persona di alta qualità umana e professionale.
    Grazie di esistere, ma grazie anche ai suoi collaboratori!

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