Alzheimer, nuova molecola contrasta la malattia. La traslazione sull’uomo necessiterà di almeno 10 anni

Sulla scoperta dell’European Brain Research Institute interviene il prof. Paolo Maria Rossini, Capo Dipartimento di Neuroscienze San Raffaele di Roma

Prof. Paolo Maria Rossini

Roma, 26 novembre 2019 – “I ricercatori dell’EBRI (European Brain Research Institute) hanno scoperto che la nascita di nuovi neuroni nel cervello adulto (neurogenesi) si riduce in una fase molto precoce della malattia di Alzheimer. Uno dei motivi – spiega il prof. Paolo Maria Rossini, Capo Dipartimento di Neuroscienze San Raffaele Roma – sarebbe determinato dall’accumulo nelle cellule staminali del cervello di aggregati altamente tossici della proteina beta Amiloide, chiamati A-beta oligomeri che precedono di molti anni (nell’uomo) la formazione di fibrille di questa sostanza e l’accumulo nelle tipiche placche che caratterizzano l’Alzheimer”.

Il team dell’EBRI “è riuscito a neutralizzare gli A-beta oligomeri nel cervello di un modello animale (topo malato di una forma che assomiglia all’ Alzheimer dell’uomo) introducendo l’anticorpo A13 all’interno delle cellule staminali del cervello, riattivando la nascita di nuovi neuroni – continua Rossini – recuperando dell’80% i difetti causati dalla patologia di Alzheimer nella fase iniziale”.

“Lo studio è molto interessante per il tipo di approccio. L’eventuale traslazione sull’uomo, tuttavia, necessiterà di tempi lunghi, almeno una decina di anni – afferma l’esperto di malattie neurodegenerative e Alzheimer – sia per costruire dei trials clinici che per mettere a punto metodiche d’individuazione di soggetti a rischio elevati identificati anni prima dell’esordio dei sintomi . Gli oligomeri, infatti sono attivi anche 10-15 anni prima che si formino le placche”.

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