Allergie respiratorie, no fattore di rischio Covid-19. Vademecum per i pazienti in cinque punti

A cura del dott. Riccardo Asero, Specialista in Allergologia e Immunologia clinica; Presidente AAIITO

Genova, 28 aprile 2020 – Il 4 maggio si avvicina e con la parziale riapertura prevista dopo oltre 2 mesi di quarantena, gli italiani potranno cominciare ad uscire. Li aspetta però l’obbligo di indossare le mascherine (DPI) nei luoghi chiusi, sui mezzi di trasposto e in generale in tutte le occasioni in cui non sia possibile garantire continuativamente la distanza di sicurezza prevista per il distanziamento sociale.

Per le persone che soffrono di allergie respiratorie, questa tanto attesa boccata d’aria, cade proprio nella stagione dei pollini e del “respiro corto” e sta generando ansia proprio per la necessita di adottare le DPI. D’altronde per chi respirare è di per sé già un problema, come può non destare preoccupazione dover anche aggiungere una mascherina che ostruisce le alte vie respiratorie e quindi il naso e la bocca?

Dott. Riccardo Asero

Per rispondere ai dubbi e alle preoccupazioni delle persone con allergie respiratorie e per fornire un adeguato supporto informativo l’Associazione Allergologi Immunologi Territoriali e Ospedalieri (AAIITO), ha strutturato un semplice vademecum in cinque punti.

  1. Secondo tutte le evidenze disponibili indossare la mascherina non comporta nessun rischio aggiuntivo di aumentare le difficoltà respiratorie nelle persone con allergie respiratorie.
  2. È assolutamente raccomandato sia per i bambini e che per gli adulti allergici e/o asmatici in terapia di mantenimento per allergie (ad es. antistaminici, corticosteroidi per via inalatoria e/o broncodilatatori) il rispetto e l’assunzione in modo scrupoloso delle terapie prescritte del proprio specialista di riferimento. Le terapie non vanno interrotte a causa dei timori di Covid-19.
  3. La mascherina può effettivamente provocare una sensazione psicologica di “fatica a respirare”, ma non peggiora in nessun modo la situazione bronchiale del paziente. Al contrario la mascherina può diventare un fattore protettivo contribuendo filtrare almeno in parte i granuli pollinici che in questa stagione iniziano ad essere aerodispersi dalle piante in fioritura. Considerato, ad esempio, che la dimensione dei pollini delle spore fungine è compresa tra 1 e 15 micron (100, 1.000 volte più grandi del coronavirus, collocato tra 0,6 e 0,14 micron) è evidente che il filtro delle mascherine può contribuire ad abbattere la concentrazione inalabile di queste particelle aerobiologiche consentendo una importante riduzione della sintomatologia allergica.
  4. Il paziente asmatico e allergico non necessita di mascherine particolari (FP2, FP3); può utilizzare una normale mascherina chirurgica certificata.
  5. Per quanto riguarda i pazienti allergici che intendono uscire, non vi è alcuna particolare raccomandazione, a meno che la situazione respiratoria non peggiori drasticamente uscendo all’aperto. In tal caso il suggerimento è quello di restare presso il proprio domicilio, limitando le uscite al minimo.

Si ricorda, in conclusione, che gli studi clinici finora analizzati, hanno confermato che le allergie e l’asma allergico lieve, non sono da considerarsi come un fattore di rischio significativo per l’infezione da Covid-19.

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