Ablazione termica a microonde ferma un’emorragia post-partum e preserva la fertilità
All’Azienda ospedaliero-universitaria pisana un’équipe sperimenta con successo una tecnica mininvasiva guidata da ecografia che arresta il sanguinamento senza compromettere l’utero e il futuro riproduttivo della paziente
Pisa, 19 marzo 2026 – Per fermare una grave emorragia è stata utilizzata un’innovativa tecnica mininvasiva da un’équipe guidata da Andrea Panattoni, dell’unità operativa Ostetricia e ginecologia 1 dell’Azienda ospedaliero-universitaria pisana, diretta da Tommaso Simoncini, ordinario di Ginecologia all’Università di Pisa.
La paziente – di nemmeno trent’anni – era giunta in ospedale con un’improvvisa e rilevante emorragia, successiva a un parto spontaneo. Dagli esami era emersa la presenza di residui di placenta nell’utero, la cui rimozione chirurgica avrebbe comportato un elevato rischio di ulteriore massiccio sanguinamento.
L’équipe ha così deciso di adottare l’ablazione termica a microonde guidata da ecografia transvaginale, con monitoraggio Doppler in tempo reale.
Attraverso una sottile antenna inserita per via mininvasiva, l’energia a microonde è stata diretta in modo mirato, finché il flusso sanguigno è del tutto scomparso. Si è potuto poi precedere in totale sicurezza alla rimozione dei residui di placenta, senza necessità di trasfusioni e lasciando intatto l’utero della paziente.
Tommaso Simoncini tiene a sottolineare come “questo intervento – di cui non al momento non risultano precedenti descrizioni nella letteratura scientifica internazionale – dimostri quanto sia fondamentale integrare competenze diverse – chirurgiche, ecografiche e interventistiche – per offrire soluzioni innovative e conservative. Preservare l’utero e quindi la fertilità di una donna giovane rappresenta un obiettivo centrale della nostra attività clinica e di ricerca”.
E aggiunge: “Si tratta di un singolo caso clinico e saranno necessari ulteriori studi per confermare sicurezza, riproducibilità e impatto sulla fertilità futura. Tuttavia, l’esperienza pisana apre una nuova prospettiva nella gestione mininvasiva della ritenzione di materiale placentare associato a emorragia post-partum e post-aborto”.






