Il caso Brittany, non solo spettacolarizzazione della morte

foto Brittany articolo

Brittany Maynard, 1985-2014

La scelta eutanasica di Brittany ha aperto un dibattito bioetico globale molto forte sul fine vita. Si è parlato di spettacolarizzazione della morte via internet, ma è indubbio il merito di questa ragazza americana nell’aver creato una discussione pubblica globale su una scelta profonda ed importante.Entrando nel sito www.thebrittanyfund.org si ha l’impressione di accedere ad una piattaforma di una normale ONG americana che promoziona i suoi progetti e raccoglie fondi per le sue cause: graficamente impeccabile, appare un sito speciale solo quando leggi: “One Day Your Life Will Flash Before Your Eyes, Make Sure it’s Worth Watching” (un giorno la tua vita lampeggia prima davanti ai tuoi occhi, assicurarsi che valga la pena guardare).

Le foto narrano di una vita di una giovane donna americana, un po’ speciale un po’ come tante: lavoro, casa, marito, affetti, viaggi, esperienze all’estero, animali domestici. Ma cosa è riuscita a dimostrare al mondo una donna della cosiddetta “America profonda”, morta tra le braccia amorevoli della sua famiglia?

Malata di tumore al cervello, sostanzialmente senza speranza di guarigione anche dopo essersi sottoposta a degli interventi chirurgici, ha deciso di porre fine alla sua vita prima che la situazione degenerasse da un punto di vista clinico-sanitario e le sofferenze fossero insopportabili. Con un messaggio su Youtube ha annunciato al mondo la sua volontà di vivere ogni giorno della sua vita come fosse l’ultimo, fino al momento in cui, dopo il compleanno del marito, ha deciso di sottoporsi alla “dolce morte”, in condizione di totale autonomia e autodeterminazione. Il suo caso ha invaso pagine di carta stampata, di pagine online, di social network, opinioni e discussioni tra le più svariate sono uscite dagli angoli accademici, mettendo al centro del dibattito su scala globale la sua scelta d’accesso all’eutanasia. In breve, una questione bioetica privata è divenuta, in poco tempo, discussione sociale mondiale. Opinioni contrastanti e diverse si sono confrontate sullo spazio-mondo della rete, causando una vera e propria ansia da discussione tra chi avverte il tema dell’eutanasia come necessario. La scelta di Brittany ha suscitato sollevazioni e disamine morali molto forti: c’è chi ha parlato di spettacolarizzazione della morte, chi di scelta di profonda dignità.

Certamente la scelta di questa ventinovenne in prima istanza va profondamente rispettata; se ne discuta a lungo, con digressioni morali, accenti etici, progressioni filosofiche, ma una scelta così coraggiosa e risoluta, accompagnata da tanto realismo ed allo stesso tempo, da tanto romanticismo, andrebbe compresa.

In bioetica, il cosiddetto piano inclinato o pendio scivoloso quando si parla di eutanasia volontaria, nella fattispecie è stato risolto attraverso una scelta di autodeterminazione che ha a che fare con la coscienza della persona, con le relazioni familiari ed affettive e non va classificata sotto il profilo della dignità della persona umana in generale. In sintesi, si tratta di accettare l’eutanasia volontaria e non quella omissiva, troppo spesso praticata silenziosamente ed immoralmente in molti nosocomi.

La storia di Brittany non può essere derubricata ad una storia qualunque, perché ha il grosso merito di aver reso planetario il problema bioetico dell’eutanasia in un mondo che accetta pericolosi declini sociali e politici, e che nega una scelta di terminare la propria vita con dignità e forse, con lo stesso ardore con cui la si è vissuta. E non solo, perché la peculiarità di questo caso americano, risiede nel fatto che la scelta di accedere alla “dolce morte” è stata presa nella fase precedente al decadimento fisico, celebrale e spirituale della persona stessa.

Vincenzo Di Lauro

Vincenzo Di Lauro

Laurea in Relazioni e Politiche Internazionali. Master Universitario di II livello in Biogiuridica – Bioetica. Grafico part-time, Orientatore, Community manager. Consulente di scuole di formazione professionale

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